giovedì, 07 ottobre 2004

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Cazzuario aggiornato al 06/10!

Serata un po' moscia quella di ieri, abbiamo parlato poco e menato fin troppo... ma se non altro dovremmo rifarci con le riprese effettuate dalla telecamera di Fabrizio, che stavolta hanno immortalato un kuo-toa morente (credo... ma Michele l'ha rifatto, poi?) e l'esultanza di Flavio che, per la prima volta nella sua carriera di giocatore, è stato protagonista di ben due venti NATURALI!

Peccato solo che non fossero tiri per colpire, ma tant'é...

Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 15:42 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.

Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.

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Tag associati: cazzeggio

Onore ai caduti

Dopo un inizio quantomeno tragico che ha lasciato il mobilio di casa del nostro amato Master impregnato di fragolino, la (breve) sessione di iersera si è conclusa con una triste perdita.

Purtroppo, uno di noi è stato sopraffatto dalla violenta offensiva del nemico. Non anticipo nulla, svelerò tutto nel resoconto. Resta soltanto da vedere se riusciremo a trovare in fretta un modo per riportarlo in vita ma, immersi come siamo nelle viscere del sottosuolo, l'impresa sembra assai ardua...

Gloria a lui nel giorno più mesto, dunque... per il momento, che gli dei possano vegliare sulla sua anima in qualunque posto ora si trovi.

Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 12:43 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.

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mercoledì, 06 ottobre 2004

Tag associati: cazzeggio

Preludio alla battaglia

Anche questo mercoledì è arrivato, e io sono ancora indietro con il riassunto della sessione precedente... groan...

Mentre attendiamo di svelare i segreti celati nel tempio dei Kuo-toa (se mai ce fosse qualcuno, s'intende), c'é pure aspettativa per sapere dove si andrà a giocare, perché la casa parentale di chi vi sta scrivendo è attualmente stravolta dagli operai che stanno demolendo uno dei bagni per poi ricostruirlo più bello e più figo di prìa. Distruggere per ricreare... una filosofia interessante, ma che di fatto rende inagibile l'abitazione a causa della pioggia di polvere e calcinacci che per adesso vi risiede (nonché degli smadonnamenti della genitrice perché le hanno sbagliato due consegne... gran culo!).

Nel frattempo, il nuovo personaggio di Kasumi, che presto abbandonerà la sohei al suo destino, è ancora in gestazione: la razza è già stata decisa da tempo, la classe pure, l'aspetto ieri ha acquistato "consistenza" e siamo pure riusciti a battezzarla... cos'altro manca? Ma i punteggi di caratteristica, ovvio! Se stasera i dadi le saranno propizi è probabile che dalla prossima sessione comincerà ad utilizzarlo... speriamo in bene, questa attesa è snervante!

E vi prego di unirvi a me nelle preghiere, affinché questa volta non succeda nulla alla telecamera di Fabrizio... il CoNpendio dei Mostri piange da troppo tempo!

Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 11:49 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.

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domenica, 03 ottobre 2004

Tag associati: aggiornamenti

Cazzuario aggiornato al 29/09!

Uff... il lavoro di update è stato più faticoso del previsto, soprattutto a causa di alcuni impegni feriali inattesi che hanno gravato sul tempo libero a mia disposizione...

Il riassunto della terribile battaglia contro il Chuul (mi raccomando, si pronuncia cuùl... così forse in parte comprenderete il perché delle crisi di risate che ci attanagliano ogni volta che lo ricordiamo... ) è online da venerdì: avevo promesso di portarlo a termine tra lunedì e martedì, ma poi ho preferito prendere qualche altro giorno per correggere gli errori e cercare di rendere al meglio la drammaticità dell'evento... non sono pienamente soddisfatto del risultato ottenuto (specie il finale, che ritengo sia alquanto moscio più che mozzafiato ), ma devo mettermi al lavoro al più presto sulla sessione del 29 settembre o rimarrò troppo indietro... davvero, non ho neanche fatto in tempo a bearmi di qualche giorno di relax in ufficio che mi è piombata addosso una valanga di cose da fare! E' la dimostrazione pratica che le leggi di Murphy non devono essere MAI sottovalutate...

Ad ogni modo, è ora di tornare al lavoro, ma non prima di aver ringraziato tutti dei commenti e dell'afflusso costante di visite: dopo neanche un mese dall'apertura abbiamo SUPERATO LE 2000! Ok, è vero che di queste circa 1700 sono mie, di Fabrizio e di Amalia, ma sono sempre numeri che fanno girare la testa! Grazie ancora!

Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 12:14 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.

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venerdì, 01 ottobre 2004

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La Città della Regina Ragno - Capitolo 3: La trappola

La luce verdastra della torcia perenne faceva curiosi giochi di chiaroscuri sulla pelle irregolare del gigante di pietra, talmente ruvida e sfaccettata da far sembrare il suo proprietario un vero e proprio macigno con vaghe fattezze umanoidi, quasi del tutto immobile mentre, una grossa roccia in una mano e una lancia aguzza nell'altra, era concentrato ad esaminare il gruppo di sei persone da poco avventuratosi nella grotta in cui dimorava. Questi ultimi erano incerti sul da farsi: nonostante l'aspetto minaccioso del colosso che li teneva sott'occhio, il grosso macigno frantumatosi poc'anzi a qualche metro di distanza pareva essere più un segnale d'avvertimento che un attacco mancato, e l'atteggiamento della creatura non faceva altro che confermare tale tesi. Brontolò a voce alta il suo monito ancora una volta, con un timbro che fece vibrare l'aria circostante come una scossa di terremoto, e ancora una volta nessuno dei membri della spedizione comprese il senso delle sue parole.

"Che si fa?", Cheng ruppe gli indugi, assumendo una posizione d'attacco con la grande ascia da battaglia impugnata da entrambe le mani, e un'espressione che lasciava trasparire l'incontrollabile desiderio di gettarsi in mischia il prima possibile. "Questo qui mi sembra un avversario interessante...".
"Fermo Cheng, non ha intenzione di attaccarci... l'avrebbe già fatto altrimenti.", Onikage esternò ciò che all'incirca pensavano tutti. "Abbiamo visto un suo simile a Szith Morcane, prigioniero dei drow. Magari potrebbe darci una mano se sapesse che i suoi nemici sono anche i nostri. Nessuno è in grado di parlare la sua lingua? Cluracan, tu non avevi un incantesimo adatto allo scopo?".
"E' così, ma non ho pregato la Vergine della Luna affinché mi concedesse siffatto potere.", ammise il sacerdote. "Inoltre, avrei bisogno di toccare il mio interlocutore per ottenere l'effetto desiderato, e non credo che il nostro ospite acconsentirebbe.". Nonostante l'evidente impossibilità di intendersi reciprocamente, Cluracan era comunque abbastanza sicuro che le sue doti di mediatore gli avrebbero concesso una seppur minima probabilità di successo durante un'eventuale trattativa, ma esitava a farsi avanti per colpa dell'aspetto inquietante conferitogli dalla sua natura di stirpeplanare: alcune delle persone con cui era venuto a contatto in passato si erano mostrate diffidenti proprio per tale motivo, e non sapeva quanto i giganti di pietra potessero essere tolleranti al riguardo. Molto poco, per quel che poteva giudicare a prima vista.
Ken stava osservando il barbaro: com'era prevedibile, Cheng non era affatto disposto al dialogo e squadrava il titano alla ricerca di un punto abbastanza tenero dove affondare la propria arma. D'altro canto, anche il monaco voleva risolvere al più presto la situazione di stallo in un modo o nell'altro, senza contare che la creatura poteva perdere la calma da un momento all'altro e decidere di scacciarli con la forza. Perciò, prese una decisione.

Facendo cenno a Cheng di controllarsi, il quale non gli prestò la minima attenzione, si avvicinò al gigante e cominciò a parlare accompagnando ogni frase con ampi gesti del corpo: "ASCOLTAMI! NOI...", indicò prima se stesso, poi puntò il dito sui suoi compagni. "...DOBBIAMO PASSARE...", tese le braccia in avanti accennando al resto della caverna che si estendeva oltre la schiena dell'essere. "...PER COMBATTERE GLI ELFI SCURI!", e picchiò un pugno sul palmo aperto dell'altra mano.
Ken si sentì toccare la spalla da Cluracan: "Guarda laggiù, non è da solo...".
Il sacerdote aveva ragione: poco più avanti, semi nascosta dietro una parete ad angolo, sporgeva la gamba di un altro gigante che presto abbandonò il suo rifugio per avvicinarsi al suo simile. I due confabularono con brontolii sommessi, gli stessi che si potevano udire da molte delle aperture naturali di cui l'ampia caverna era provvista. E se avessero deciso di scacciarli dai loro possedimenti in massa? Non era certo un'eventualità allettante... non dal punto di vista di quanti non ragionavano come Cheng, almeno.

Il primo colosso si voltò di nuovo verso il gruppo, emettendo ancora una volta bassi versi gutturali. Poi, tra i grugniti, due secche parole in lingua Comune: "NO PASSA.". Le intenzioni si erano alfine palesate: quello che gli eroi stavano calpestando era il loro territorio, e non avevano alcuna intenzione di cedere il passo. Visto che oramai non c'era null'altro da perdere, Cluracan si fece avanti a sua volta per aggrapparsi ad un'ultima, esile speranza di superare quell'ostacolo senza uno scontro diretto, mentre Cheng, che non vedeva (e non voleva neanche vedere) ulteriori alternative, prese a lisciare con lentezza il manico della sua grossa ascia in cerca della presa migliore, distribuendo con equità occhiate torve ai due giganti.
Il sacerdote di Selune spiegò ancora una volta gli intenti della loro missione, utilizzando un approccio e una gestualità molto più calmi e pacati rispetto al modo di fare di Ken: per evidenziare con maggiore enfasi i rapporti conflittuali nei confronti degli elfi scuri ed il desiderio di contrastare le loro attività nel Sottosuolo, incise sul pavimento la forma di un grezzo ragno, simbolo degli adoratori di Lolth, e lo colpì con un pugno. Il gesto parve destare l'attenzione delle creature più di quanto non avessero fatto tutte le parole spese fino a quel momento: i due esseri dalla pelle di roccia esaminarono a più riprese il disegno di Cluracan riprendendo a conversare in privato, con un atteggiamento per la prima volta privo di aperta ostilità, dopodiché il primo colosso incontrato dagli avventurieri fece loro cenno di seguirlo mentre si incamminava verso il fondo della caverna. Il secondo gigante li fece passare, per accodarsi poi dietro Kasumi e Onikage che chiudevano la fila. Durante il tragitto scorsero altre aperture scavate nella roccia, dalle quali periodicamente fuoriusciva qualche brontolio più o meno rumoroso, come quelli che avevano avuto modo di ascoltare da quando erano entrati nella caversa: tuttavia, adesso nell'aria c'era la sensanzione che diverse paia di occhi stessero osservando l'eterogeneo gruppetto in marcia verso destinazione ignota...

La camminata durò poco. Ben presto la grotta si aprì in quella che sembrava una piccola baia coperta, all'interno della quale un paio di zattere di dimensioni gigantesche giacevano a qualche metro di distanza dalle acque scure e limacciose di un lago sotterraneo. Dopo giorni di marcia, finalmente sembrava fossero giunti alla prima tappa del loro viaggio verso Maerimydra, il Lago delle Ombre. Avvicinandosi verso la riva, Daeron constatò che il luogo teneva davvero fede al suo nome: persino la superficie illuminata dalla torcia era talmente torbida da sembrare quasi petrolio, un'ombra liquida occasionalmente increspata dai movimenti di qualcosa che forse era meglio non disturbare. Oltre la fonte di luce, neanche i sensi acuti dei semiumani riuscivano a scorgere altro che tenebre.
I giganti indicarono annuendo lo specchio d'acqua. Evidentemente, avendo concesso di malavoglia ai visitatori di attraversare il loro rifugio e di raggiungere un punto d'uscita, ritenevano assolti i doveri di cui si erano fatti carico. Il gruppo tentò invano di convincerli a concedere loro l'utilizzo di una delle due zattere, ma quando provarono ad indicare le imbarcazioni le creature si limitarono ad esprimere un chiaro dissenso scuotendo energicamente le teste: avevano mostrato la strada che avrebbe consentito agli avventurieri di proseguire il viaggio verso la città degli elfi scuri, ma le modalità con le quali sarebbero riusciti ad attraversare il lago non li riguardava, né erano disposti a fornire ulteriore aiuto. Kasumi strappò la mappa dalle mani di Ken e si parò dinanzi ai due esseri, mostrando loro la distanza che li separava dall'imboccatura opposta del tunnel che avevano seguito finora, quindi additò le zattere in un ultima, disperata richiesta di supporto: utilizzare un incantesimo di teletrasporto era molto rischioso, sia a causa del Faerzress che della scarsa conoscenza delle zone limitrofe, e finire in acqua per un errore di calcolo avrebbe probabilmente significato ritrovarsi alla mercè degli sconosciuti abitatori di quei sinistri abissi.

I due colossi si scambiarono un'occhiata seguita da brevi brontolii prima che uno di essi, con fare abbastanza contrariato, si accostasse alla parete sinistra del piccolo approdo per mostrare agli avventurieri il muro di roccia lambito dal lago che proseguiva verso est, e che poco più avanti si apriva in un'altra caverna: in quel punto, il letto del bacino non era troppo profondo e si poteva raggiungere la grotta successiva costeggiando suddetta fiancata. Forse l'intero perimetro era disseminato di rientranze più o meno profonde, nel qual caso avrebbero dovuto fare attenzione agli eventuali pericoli annidati sotto la superficie del lago soltanto per brevi tratti. Certo, avrebbero preferito attraversare lo specchio d'acqua a bordo di un mezzo di trasporto piuttosto che entrarvi direttamente a contatto, ma l'unica altra scelta a loro disposizione era prendere le zattere con la forza muovendo guerra ad un'intera tribù di giganti di pietra, ed era una possibilità che soltanto Cheng aveva ponderato, rinunciandovi di malavoglia.
Si disposero in fila, immergendosi fino alle caviglie: il lago era freddo e viscido, lo spiacevole sentore che qualcosa fosse in agguato aspettando che facessero proprio una mossa del genere non li aveva abbandonati, ma l'unica difficoltà che si parava loro dinanzi pareva rappresentata soltanto dallo spostarsi in simili condizioni. Ciononostante, Onikage ritenne opportuno esplorare preventivamente la loro destinazione per evitare spiacevoli sorprese: lasciò che le ombre lo avvolgessero e si materializzò un istante dopo nel buio della cavità orientale. La percezione visiva sovrannaturale che possedeva lo mise immediatamente in guardia, ed i suoi riflessi allenati gli impedirono di calpestare alcuni oggetti sparsi al suolo che avrebbero potuto generare confusione indesiderata. Erano oggetti bianchi, lucidi, calcarei, mediamente erosi dal tempo.

Ossa.

Una forma indistinta, celata fra le tenebre, si mosse in direzione dell'ombra danzante. Quest'ultimo sapeva di poter contare sulle sue abilità per velare la propria presenza, ma non era a conoscenza delle doti innate dell'essere che ora si trovava ad osservare: un mastodontico crostaceo, dotato di un paio di chele enormi e di una serie di tentacoli saettanti in quelle che parevano essere le fauci, scrutava con istinto ferino l'oscurità circostante, i piccoli occhi verdi ai lati della testa che brillavano famelici. Il corpo simile a quello di un gigantesco gambero poggiava su quattro zampe, anch'esse ricoperte da un carapace che aveva tutta l'aria di essere quantomai solido. Le appendici fendevano l'aria, mentre la creatura ruotava su se stessa a scatti in cerca della preda che, ne era sicura, si era addentrata imprudentemente nella sua tana. E che ben presto l'avrebbe sfamata.

Una trappola. I giganti li avevano deliberatamente indirizzati in quella direzione senza metterli in guardia, nella speranza di liberarsi per sempre di quei fastidiosi abitanti della superficie. Onikage ribolliva di rabbia, ma avrebbe pensato dopo ad un'eventuale vendetta: ora doveva avvertire i suoi compagni. Attraversando di nuovo le ombre ricomparve di fronte a Ken, che ormai si trovava a pochi passi dalla caverna.
"I giganti ci hanno ingannati, quell'apertura è la tana di un mostro!", disse arrestando la fila.
"Ottimo!", aggiunse Cheng, che aveva già impugnato l'ascia da battaglia. "Ci hanno fatto un favore, per come la vedo io!".
"Che aspetto ha questo mostro?", chiese Cluracan. La descrizione di Onikage sembrava corrispondere ad un certo tipo di creatura in cui si era imbattuto durante i suoi studi, tuttavia le dimensioni non coincidevano affatto. Era di gran lunga troppo, troppo grande.
In ogni caso dovevano muoversi: ora si trovavano a pochi metri di distanza dalla grotta, immersi quasi fino alle ginocchia, a sinistra un solido muro e a destra il Lago delle Ombre, ogni lato potenzialmente indifeso. I giganti, che avevano seguito gli spostamenti del gruppo fino a quel momento, ora erano scomparsi. Non restava altro da fare che fronteggiare l'essere.
"Tenterò di attirare la sua attenzione,", concluse l'ombra danzante. "così quando giungerete sulla terraferma potremo tentare di attaccarlo ai fianchi... un assalto frontale potrebbe essere oltremodo pericoloso.".
Prima che Onikage svanisse, Ken incanalò il proprio ki nei pugni e li fece scontrare uno contro l'altro: un'esplosione invisibile che agitò lievemente le acque del lago si diramò dal suo corpo, avvolse tutti i suoi compagni, e poco dopo il mondo attorno a loro cominciò a muoversi al rallentatore. Poi, congiungendo i palmi delle mani, strinse i denti concentrandosi e aumentò il flusso di energia interiore per far divenire i muscoli più robusti e poderosi, e la pelle della spessa consistenza di una roccia. Al contempo, Cluracan invocò la benedizione della Vergine d'Argento affinché concedesse un sostegno supplementare alle difese del monaco, mentre poco più indietro Cheng, Daeron e Kasumi prepararono le loro rispettive armi. Ora, la battaglia poteva incominciare.

Richiamando alla mente la conformazione della grotta, Onikage tentò di materializzarsi davanti al crostaceo ma commise un errore: forse quest'ultimo si era spostato, o con più probabilità aveva osservato con scarsa attenzione la sua tana, fatto sta che le ombre dalle quali affiorò lo fecero comparire a diversi metri di distanza dal bersaglio, molto al di fuori della portata dei suoi pugni. Fortunatamente, "comparire" per lui era un eufemismo, e l'oscurità che lo circondava riuscì ad occultarlo agli occhi della creatura, la quale tuttavia non esitò a gettarsi contro i suoi compagni non appena questi ultimi si pararono dinanzi all'ingresso del suo covo. Calpestate dalla frenesia del mostro, le ossa sul pavimento si disintegrarono producendo un crepitio inquietante: Onikage colse al volo l'occasione non appena la furia corazzata gli passò accanto senza notarlo, e assestò un rapido colpo ad una delle due zampe mancine. Ritraendo la mano, gli sembrò di aver percosso un tronco d'albero.
Cluracan comprese di aver tratto le giuste conclusioni dalle sue ipotesi, benché la stazza del loro avversario fosse comunque al di là delle sue previsioni: "Dunque si tratta davvero di un Chuul,", disse ai suoi compagni. "un predatore anfibio... ma non ero consapevole dell'esistenza di esemplari così grandi. Non entrate a contatto con quei tentacoli, perché sono in grado di paralizzare le prede che riescono a raggiungere!".
Alla vista della mostruosità, gli occhi di Kasumi si dilatarono dallo stupore, ma i suoi fulminei riflessi portarono immediatamente una freccia alla loro altezza, tesa fino allo spasimo nell'arco che imbracciava. Una scorsa veloce fu tutto ciò di cui ebbe bisogno per individuare una sottile striscia di pelle scoperta tra le pieghe del carapace: scoccò il dardo nello stesso attimo in cui un arto smisurato si protese in avanti in direzione di Daeron. La saetta si immerse in profondità nei tessuti molli dell'essere, facendogli emettere un breve verso che assomigliava allo stridio di dieci coltelli su un vetro liscio, ma non fu sufficiente a frenare il suo istinto vorace e l'istante successivo la tenaglia dentellata si chiuse con uno scatto sull'armatura del servitore di Tyr, che urlò di dolore mentre veniva sollevato in alto. Tentò di lottare, di liberarsi dalla presa, ma la dilatazione della chela era talmente ampia da essere riuscita a bloccargli le braccia lungo il corpo quando l'aveva afferrato. Poteva sentire l'acciaio della propria armatura scricchiolare mentre le protuberanze dentate della morsa si scavavano la strada verso le sue carni.

Il sacerdote di Selune estrasse fulmineo la bacchetta rinvenuta tra i possedimenti dell'elfa scura qualche giorno prima, la stessa che avva ferito Onikage, e la puntò in direzione del Chuul: un fascio di luce accecante scaturì dalla punta investendo in pieno quest'ultimo, la cui corazza prese a sfrigolare leggermente sotto il punto d'impatto emettendo una sottile nuvola grigia di fumo. Anche in questo caso, come quando Onikage aveva inferto il primo pugno, la creatura non parve accorgersi di nulla. L'ombra danzante udì le urla di Daeron, ma notò anche la freccia di Kasumi conficcata nei muscoli del mostro. Com'era ovvio, il rivestimento esterno proteggeva un corpo molto più vulnerabile, dunque ferirlo non era tanto difficile: bisognava solo colpire con la forza necessaria. Onikage prese coscienza della situazione e, adocchiando il lato che il Chuul, forse troppo sicuro della sua protezione naturale, gli offriva scoperto, cominciò a scaricare una raffica impressionante di pugni, calci, ginocchiate e gomitate cercando di farsi breccia. Avrebbe ceduto, prima o poi... sperava soltanto che Daeron potesse resistere tanto a lungo.
Cheng lanciò un grido e balzò sul mostro, la sua ascia urtò con violenza il carapace e ne venne respinta, quindi tornò in posizione per sferrare un secondo attacco... ma già il primo riuscì a catturare l'interesse del suo avversario, che scorse nel barbaro una seconda possibile pietanza per il suo lauto pasto: continuando a chiudere la stretta su Daeron con la chela sinistra, che si stava ancora dibattendo mentre copiosi rivoli di sangue gli scorrevano dalla bocca e dall'armatura squarciata, calò l'arto destro sull'attonito Cheng e lo rinserrò su di lui, sollevandolo da terra. Le protezioni in cuoio leggero che portava opposero molta meno resistenza dell'acciaio indossato dal chierico di Tyr, e ben presto la pelle del combattente si ritrovò coperta dal suo stesso sangue mentre l'interno acuminato della tenaglia tagliava, squarciava e dilaniava.
Ken, infondendo la magia del ghiaccio nei suoi pugni, caricò a testa bassa quando il Chuul levò in aria entrambe le braccia: mirando alla porzione di corpo scoperta scagliò un colpo devastante, e parte del carapace si ricoprì di scaglie ghiacciate. Aveva sentito il guscio cedere di poco, ma non era ancora abbastanza. In compenso, stavolta la creatura posò l'avido sguardo su di lui.

Kasumi si avvalse del corpo nerboruto del monaco per sfuggire alla vista del mostro e sgattaiolò sul fianco destro. La gragnola incessante di attacchi scatenata da Onikage fino ad allora non era riuscita a spezzare la protezione del nemico, ma lo costringeva periodicamente a muoversi per evitare di perdere l'equilibrio. Valutando con attenzione l'attimo in cui l'imponente struttura si sbilanciò verso di lei, la sohei sfoderò il wakizashi e lo fece penetrare all'interno di un punto scoperto tra le due zampe. Nonostante la percentuale di danno inferto dal suo attacco non fosse stata elevata, era comunque sicura che l'offensiva costante dei suoi compagni stesse cominciando a sortire gli effetti desiderati. Poco prima di svellere la corta lama dalle viscere del nemico, Kasumi venne colta di sorpresa dall'esplosione scatenata da un'enorme colonna di fuoco materializzatasi a poca distanza, che avviluppò la zona posteriore della creatura a distanza di sicurezza da lei e da Onikage: volgendo lo sguardo alla sua destra, la sohei notò Cluracan con le mani levate al cielo che portava a termine una preghiera, la faccia distorta in una maschera d'odio. Le parole pronunciate dal fedele di Selune erano però del tutto coperte dalle esclamazioni di dolore e di rabbia di Daeron e Cheng, dal rimbombare dei colpi di Ken e di Onikage e dal ruggito delle fiamme. Si trattava a tutti gli effetti del primo rivale che, da solo, li stava costringendo a dare fondo ad ogni loro risorsa.
L'odore delle carni bruciate del Chuul riempiva l'aria, e quest'ultimo comprese di doversi liberare al più presto degli intrusi se non voleva capitolare. Con un solo movimento portò alla bocca il corpo di Cheng, che urlò ancora più forte mentre veniva immerso tra i disgustosi tentacoli finché di lui rimasero visibili soltanto le gambe, quindi l'arto piombò di nuovo a terra, chiuso, in direzione di Ken. Il monaco assunse una posizione stabile e si preparò a respingere o ad evitare il colpo, ma la creatura spalancò all'ultimo istante le due parti della tenaglia per poi richiuderle con forza: aveva fatto il suo terzo prigioniero. La protezione magica di Ken lo preservò dal contatto diretto con i bordi seghettati della chela, tuttavia sentiva che non avrebbe sopportato a lungo la tremenda pressione esercitata da quella morsa gigantesca.
Come era stato addestrato a fare, chiuse la mente alle influenze esterne, i rumori della battaglia che infuriava e le grida dei suoi compagni divennero ovattati, poi cessarono del tutto. Era da solo, di fronte all'enorme creatura. Sentì l'energia scorrere con lentezza nelle sue vene, nelle sue arterie, nei suoi muscoli e nei suoi tessuti. Poi, pian piano, il flusso aumentò d'intensità, lo poteva percepire agitarsi impetuoso nel corpo e nell'anima, pronto a sgorgare in una deflagrazione di potenza pura. E così fece: Ken sgranò gli occhi, tese ogni singola fibra del suo essere e concentrò tutta la forza che aveva nel tentativo di spezzare la presa del mostro.

*SNAP*

Suoni e immagini ricominciarono a popolare i suoi sensi. Ce l'aveva fatta? Era libero?

No. La chela che lo teneva stretto era ancora al suo posto, la sua robustezza era eccessiva anche per il vigore del Figlio del Dio Drago. Lo schiocco che aveva udito proveniva dalla sua destra. Ken si voltò per osservare, sgomento, l'armatura di Daeron cadere a terra in pezzi e la tunica bianca ormai quasi totalmente impregnata del suo sangue. Il sacerdote di Tyr emise un urlo strozzato che si tradusse in un ripugnante gorgoglio quando dalla sua bocca sprizzò un abbondante getto di liquido cremisi, poi le braccia gli ricaddero lungo il corpo e la testa rovesciò all'indietro. Il petto che si gonfiava e si sgonfiava con ritmo fiacco era l'unico indizio che poteva far pensare ad una perdita di conoscenza, ma la tenaglia che continuava a chiudersi avrebbe potuto spezzare il suo corpo in due da un momento all'altro. L'ennesimo scricchiolio: la pelle indurita magicamente del monaco cominciava a perdere efficacia. Ken guardò fra i tentacoli che fuoriuscivano dalla bocca del mostro.

Le gambe di Cheng, che fino a qualche istante prima lottavano per la salvezza assieme al suo proprietario, ora erano immobili.

Anche Kasumi e Onikage si accorsero del silenzio che stava piombando sul campo di battaglia.
"Ancora poco... manca ancora poco...", mormorava l'ombra danzante, i cui arti iniziavano a farsi sempre più pesanti. Da quant'é che stava assestando colpi di ogni genere a quella corazza indistruttibile? Minuti? Ore? Giorni?

*thump*

"Soltanto..."

*THUMP*

"...un altro..."

*THUMP*

"...COLPO...!"

*CRACK*

Con uno schiocco secco, gli arti inferiori del Chuul cedettero sotto i pugni di Onikage e il mostro si piegò sul fianco sinistro. Vedendo scoprirsi la parte del corpo che teneva sotto mira, Kasumi piantò ancora una volta il wakizashi in un varco del carapace e spinse con tutta la forza che aveva in corpo. La testa dell'essere cadde in avanti, le quattro zampe scalpitavano per mantenere l'equilibrio. Era ferito in maniera grave, ma ancora vivo. Le gambe di Cheng ciondolavano inermi dalla sua bocca, flagellate dai viscidi tentacoli. Daeron sembrava l'orrenda parodia sanguinante di una marionetta. Ken picchiava colpi tremendi sulla chela che lo teneva sollevato in aria.

Un altro lampo. Una scia di luce, e il cranio della creatura prese fuoco mentre il suo verso stridente riecheggiò in tutta la caverna. Si schiantò a terra con un boato, il capo oramai informe era ancora avvolto dalle fiamme, che lo facevano scoppiettare come fosse un pezzo di legno in un caminetto. Cluracan teneva ancora il braccio alzato, la bacchetta puntata verso il mostro. Era finita.

Dopo aver ripreso fiato, gli avventurieri si precipitarono a soccorrere Cheng e Daeron: estrassero il primo facendo attenzione a non sfiorare il licore trasparente che grondava dai tentacoli, e constatarono con sollievo che era ancora vivo nonostante l'intorpidimento generale. Anche il chierico era vivo, ma versava in condizioni drammatiche: il sacerdote di Selune si affrettò a richiudere le ferite più gravi che aveva subito, dopodiché toccava soltanto all'indomita volontà del servitore di Tyr e ad un breve periodo di riposo fare il resto.
L'esplorazione della tana in cui risiedeva il Chuul portò alla luce alcune cose interessanti: un paio di bracciali, un pugnale con la lama ricoperta da iscrizioni indecifrabili, un mantello logoro e una strana cassa piuttosto ingombrante, tutti rilucenti di energia magica, oltre a un discreto quantitativo di monete. Il gruppo decise di riposare in quel luogo per la notte, anche per dare modo a Cluracan di pregare Selune allo scopo di concedergli i poteri necessari all'identificazione degli oggetti, ma quando sistemarono i giacigli notarono un particolare non trascurabile: da un ampio foro nel soffitto la grande testa di un gigante di pietra li stava osservando. Non appena si accorse che il suo sguardo era stato ricambiato, si affrettò a ritrarsi ed a trascinare un pesante lastrone sull'apertura, allontanandosi in seguito a passi veloci.
Li avevano tenuti d'occhio per tutto questo tempo. Naturalmente speravano che il Chuul li trasformasse nella sua cena quotidiana. E, altrettanto naturalmente, i nostri eroi erano molto lieti di aver dato loro una sonora delusione.

A dire il vero, si aspettavano un qualche tipo di rappresaglia da parte della tribù di giganti, ma durante la notte non accadde nulla di tutto ciò: nel corso del turno di guardia che spettava a Cluracan, quest'ultimo svegliò di soprassalto Ken e Onikage per far ascoltare loro alcuni rumori che provenivano da oltre il buco, tuttavia il lastrone rimase al suo posto e niente e nessuno li disturbò. Trascorsero due giorni in quel posto, curando le proprie ferite e svelando le proprietà magiche degli oggetti recuperati tra le ossa: la parola in draconico scritta sul pugnale, Ghiaccio, indicava che era stato incantato da una magia del gelo, grazie alla quale era in grado di infliggere danni supplementari legati a tale elemento, e Ken si fece custode di tale arma. Il mantello possedeva tracce di un incantesimo di protezione, ma purtroppo era troppo deteriorato per poter essere di qualsivoglia utilità. Anche i bracciali erano infusi di un'energia che consentiva al suo portatore di deflettere gli attacchi nemici, caratteristica di cui avrebbe potuto beneficiare Onikage che, per sfruttare gran parte delle sue capacità, era costretto a spostarsi senza indossare alcun tipo di armatura.
Ma la cassa di legno fu la rivelazione più sorprendente: pronunciando un semplice vocabolo, Suthellin, la sua forma mutava in quella di una capiente barca a remi con tanto di piccolo albero a vela, capace di ospitare quattro persone a bordo, con Maraniath poteva assumere le fattezze di un grande galeone e con Tumberrin, infine, tornava al suo aspetto originario.

La scatola fornì loro un supporto davvero insperato, soprattutto in quel frangente: oramai superare il Lago delle Ombre sembrava solo una questione di tempo, ancora poco e avrebbero potuto proseguire il loro viaggio fino a Maerimydra.

Ma cos'era quel lembo di terra che Kasumi avvistò tra le acque qualche metro oltre la tana del Chuul...?

Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 19:49 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.

Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.

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