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Ogni giocatore di ruolo che esercita la "professione" da qualche tempo dovrebbe essere a conoscenza delle crociate morali intraprese da svariati gruppi di genitori "coscienziosi" a cavallo dei favolosi anni '80, quando Dungeons & Dragons veniva additato come sordido strumento del demonio capace di traviare le menti dei più piccoli, alla pari della musica metal e dei fumetti horror per capirci.
Oggi la situazione è migliorata di netto, più che altro per il fatto che tanta gente ha realizzato quanti soldi si possono tirare su con un mercato del genere, e quindi i giochi di ruolo sono emersi dal loro status di only for nerds per raggiungere e coinvolgere milioni di giocatori in tutto il mondo. Passata la "paura", in molti si sono cimentati nella realizzazione di gag che prendevano in giro il fervore con cui le suddette associazioni americane si scagliavano contro il "mostro" creato dal malefico duo Gygax/Arneson: una di queste, messa in circolazione a quanto pare verso la metà degli anni '90, è stata concepita da un gruppo comico conosciuto come i Dead Alewives (il nome viene da un tipo di pesce che è solito spiaggiare sulle rive del Lago Michigan, allietando i dintorni con il tipico olezzo di carogna in putrefazione), sulla base della quale sono stati prodotti in seguito numerosi adattamenti digitali, come un video "interpretato" dai personaggi di The Summoner e Red Faction (scaricabile da QUI) e un filmatino Flash sulla falsariga del mitico 8-Bit Theater (scaricabile da QUA).
Ciò che vi propongo in questa sede è invece il semplice spezzone audio originale, con tanto di trascrizione dei dialoghi (fatta a orecchio, abbiate pietà) e traduzione a braccio degli stessi per i non anglofoni (fatta sicuramente col culo, abbiate ancora più pietà): al di là della satira contro gli estremisti cattolicheggianti che lo speaker spara a zero in apertura e in chiusura, la cosa buffa (e a tratti sinistra) è che effettivamente i personaggi stereotipati che prendono parte alla sessione (il magnone/menefreghista, l'aspirante baro, l'eterno indeciso e il Master stressato) sono un'azzeccatissima trasposizione dell'andazzo di una qualsiasi serata con amici a tema "giocodiruoloso"... è impressionante il senso di deja-vu che ho avuto per tutta la durata della riproduzione.
Forse è proprio vero: chi più, chi meno, i giocatori di ruolo finiscono sempre per assomigliarsi tutti 
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Bene, prima di passare alla trascrizione dei dialoghi volevo precisare una cosa: sono a conoscenza del fatto che questo sketch è in circolazione da parecchio, ma io l'ho scoperto soltanto in tempi molto recenti e perciò ho pensato di condividerlo con tutti gli "ignorantoni" come me... al solito, spero apprezzerete, e se eravate già tra gli estimatori dei Dead Alewives un commento non potrà che farmi piacere 
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TESTO ORIGINALE (INGLESE)
NARRATOR: "Your children, like it or not, are attracted in their weaker years to the occult. And a game like D&D fuels their imagination and makes them feel special while drawing them deeper and deeper into the bowels of El Diablo. This afternoon, the Dead Alewives' Watchtower invites you to sit in on an actual gaming session, and observe the previously unobservable as a hidden camera takes you into the inner sanctum of Dungeons & Dragons."
(Session begins)
Dungeon Master: "Galstaff, you have entered the door to the north. You are now standing by yourself in a dark room, the pungent stench of mildew emanates from the walls..."
Player 1: "Where are the cheetos (snack di patate tipo Fonzies, n.d.Onikage)?"
DM: "Next to you."
Player 2: "I cast a spell!"
P1: "Where is Mountain Dew (bevanda analcolica gasata al gusto di limone, n.d.Onikage)?"
DM: "In the fridge, duh!"
P2: "I want to cast a spell!"
P1: "Can i get one?"
DM: "YES! You can have a Mountain Dew, just get it!"
P2: "I can cast any of these on the list, yes?"
DM: "Yes, any of the first level ones."
P1: "I'm going to get one, any one else want one? Hey, I'm not in the room, right?"
DM: "What room?"
P2: "I want to cast... Magic Missile!"
P1: "The room where he's casting all this stuff at!"
DM: "He hasn't casted one yet."
P2: "I am though, if you'd listen. I'm casting Magic Missile!"
DM: "Why do you want to cast magic missile? There is nothing to attack here..."
P2: "I'm attacking the darkness"
(laughter)
DM: "Fine, fine, you attack the darkness. There is an elf in front of you."
P2: "Whoa!"
Player 3: "That's me, right?"
DM: "He's wearing a brown tunic, and he has grey hair, and blue eyes..."
P3: "No I don't, I have grey eyes!"
DM: "Let me see that sheet..."
P3: "W... well, the sheet says I have blue eyes, but I decided I want grey eyes!"
DM: "Whatever... ok, look, you guys can talk to each other now."
P2: "Hello."
P3: "Hello."
P2: "I am Galstaff, sorcerer of light!"
P3: "Then how come you had to cast magic missile?"
(laughter)
DM: "You guys are being attacked!"
P1: "Do I see that happening?"
DM: "NO! You are outside, by the tavern!"
P1: "Cool, then I get drunk!"
DM: "There are seven ogres surrounding you."
P2: "How can they surround us? I had Mordenkainen's Magical Watchdog cast!"
DM: "No, you didn't."
P1: "I'm getting drunk, are there any girls there?"
P2: "I totally did! You asked me if I wanted any equipment along before this adventure, and I said no. But I needed material components for all my spells so I cast Mordenkainen's magical watchdog!"
DM: "But you never actually cast it!"
P1: "Hey, roll the dice and see if I'm getting drunk!"
DM (rolls dice): "Yes you are!"
P1: "Are there any girls there?"
DM: "YES!"
P2: "I did though! I completely said when you asked me!
DM: "No, you didn't! You didn't actually say you were casting any spells so now there are ogres, OK?"
P1: "Ogres! Man, I got an ogre slaying knife! It's got a +9 against ogres!"
DM: "But YOU ARE NOT THERE! You're getting drunk!"
P1: "Ok but, if there are any girls there, I want to be able to do them!"
NARRATOR: "There you have it. A frightening look into America's most frightening pastime. Remember that it's not your children's fault that they've been drawn into a satanic cult of nightmare. It's their gym teacher's fault for making them feel like outcasts when they couldn't do a single pull up!"
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TESTO TRADOTTO (ITALIANO)
NARRATORE: "I vostri bambini, che vi piaccia o no, sono attratti dall'occulto nei loro anni più influenzabili. E un gioco come D&D alimenta la loro immaginazione e li fa sentire speciali mentre li trascina sempre più a fondo nelle viscere di El Diablo (l'ho lasciato così, il riferimento al gioco della Blizzard è troppo bello! , n.d.Onikage). Questo pomeriggio, l'Osservatorio dei Dead Alewives vi invita a prendere posto ad una vera sessione di gioco, e ad osservare l'inosservabile mentre una telecamera nascosta vi trasporta nel cuore di Dugeons & Dragons."
(La sessione comincia)
Dungeon Master: "Galstaff, sei entrato nella porta a nord, ora ti trovi da solo all'interno di una stanza scura. Un acre odore di decomposizione si sprigiona dalle pareti..."
Giocatore 1: "Dove sono i cheetos?"
DM: "Vicino a te."
Giocatore 2: "Lancio un incantesimo!"
G1: "Dov'é la Mountain Dew?"
DM: "Nel frigo!"
G2: "Voglio lanciare un incantesimo!"
G1: "Posso berne una?"
DM: "SI'! Puoi bere una Mountain Dew, prendila e basta!"
G2: "Posso lanciarne uno qualsiasi dalla lista, vero?"
DM: "Sì, uno a scelta tra quelli di primo livello."
G1: "Ne prendo una, qualcun altro la vuole? Ehi, io non sono nella stanza, giusto?"
DM: "Quale stanza?"
G2: "Voglio lanciare... Dardo Incantato!"
G1: "La stanza dove lui sta lanciando tutta quella roba!"
DM: "Non ha lanciato ancora nulla."
G2: "L'ho fatto invece, se solo mi avessi ascoltato. Ho lanciato Dardo Incantato!"
DM: "Perché vorresti lanciare Dardo Incantato? Non c'é nulla da attaccare qui..."
G2: "Sto attaccando l'oscurità!"
(risate)
DM: "Bene, bene, hai attaccato l'oscurità. C'é un elfo di fronte a te."
G2: "Whoa!"
Giocatore 3: "Sono io, vero?"
DM: "Indossa una tunica marrone, e ha i capelli grigi, e gli occhi blu..."
G3: "No, io ho gli occhi grigi!"
DM: "Fammi vedere quella scheda..."
G3: "B... beh, la scheda dice che ho gli occhi blu, ma ho deciso che li voglio grigi!"
DM: "Come ti pare... ok, sentite, potete parlare fra di voi adesso."
G2: "Ciao."
G3: "Ciao."
G2: "Io sono Galstaff, lo stregone della luce!"
G3: "E allora perché hai voluto lanciare Dardo Incantato?"
(risate)
DM: "Siete stati attaccati!"
G1: "Riesco a vedere quello che succede?"
DM: "NO! Tu sei fuori, nella taverna!"
G1: "Fico, allora mi ubriaco!"
DM: "Ci sono sette ogre che vi circondano."
G2: "Come possono averci circondati? Ho lanciato il Cane da Guardia Magico di Mordenkainen!"
DM: "No, non l'hai fatto."
G1: "Mi sto ubriacando, ci sono ragazze qua intorno?"
G2: "L'ho fatto eccome! Mi hai chiesto se volevo portare dell'equipaggiamento con me prima di questa avventura, e ho detto no. Ma mi servivano i componenti materiali per tutti i miei incantesimi, così lancio il Cane da Guardia Magico di Mordenkainen!"
DM: "Ma non l'hai mai effettivamente lanciato!"
G1: "Ehi, tira per vedere se sono ubriaco!"
DM (tira i dadi): "Sì, lo sei!"
G1: "Ci sono ragazze qui?"
DM: "SI'!"
G2: "Comunque l'ho fatto! Te l'ho assolutamente detto quando me l'hai chiesto!"
DM: "No, non l'hai fatto! Non hai mai detto davvero che stavi lanciando qualche incantesimo così adesso ci sono gli ogre, OK?"
G1: "Ogre! Ragazzi, io ho un pugnale della distruzione degli ogre! Ha un +9 contro gli ogre!"
DM: "Ma TU NON SEI LI'! Ti stai ubriacando!"
G1: "Va bene ma, se ci sono ragazze qui, voglio potermele trombare!"
NARRATORE: "Ecco qua. Uno sguardo spaventoso sul passato più agghiacciante dell'America. Ricordate che non è colpa dei vostri figli se sono stati trascinati in un culto satanico da incubo. E' colpa del loro insegnante di ginnastica per averli fatti sentire dei reietti quando non riuscivano a fare neanche una singola flessione!"
Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 16:49 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.
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Tutti ne siamo grossomodo consapevoli: a volte, quando per qualche bislacco motivo decidiamo di sfruttare la domenica mattina per fare una passeggiata tra il verde della vicina villa/pineta/boschetto che sia, anziché impiegarla per incidere un bassorilievo sul materasso del letto a nostra immagine e somiglianza, capita di imbattersi in qualche allegra brigata che saltellando se ne va verso un luogo più appartato della macchia, i cui membri sono in genere vestiti con mantelli svolazzanti, abiti colorati e spade di legno al seguito.
E cosa mai andranno a fare tali individui? Ma è semplice: si accingono ad iniziare una bella sessione di D&D (o di un qualsiasi altro gioco di ruolo, che sia ufficiale oppure "fatto in casa") dal vivo, in prima persona, portando il concetto di interpretazione dei propri personaggi ad un livello nettamente superiore rispetto a qualsiasi velleità recitativa che si può esternare attorno ad un semplice tavolo da gioco.
Ora, per mia stessa ammissione apprezzo da sempre i giochi di ruolo, e li ho sempre apprezzati sia quando ero costretto a giocarli da solo davanti allo schermo di un computer che quando riuscivo a coinvolgere qualcuno per una serie di sessioni tradizionali pen-and-paper. Oggi, a 27 anni suonati, mi vedo grossomodo una volta a settimana con gli altri disgraziati che partecipano a questo blog per esplorare cunicoli, tirare dadi e parlare con accento simil-medievale-misto-romanaccio. Lo spirito e la voglia di giocare, dunque, restano in me sempre intatti.
Eppure boh... per quanto mi piaccia il mondo dei role playing game non riesco e non sono mai riuscito a capire il motivo che spinge un gruppo di gente a bardarsi di stoffa e prendersi a mazzate sulla nuca. Intendiamoci: non sono un attore né ho tali pretese, e proprio per questo spesso e volentieri trovo difficoltà a calarmi completamente nel mio ruolo quando giochiamo, a smettere di essere Daniele e a diventare Onikage, a perdere di vista le mie cicciose fattezze per assumere l'identità di un atletico ninja. E ammiro chi invece riesce ad esaltare le proprie capacità di interpretazione per trascendere il giocatore e diventare il personaggio che ha deciso di incarnare, non più una manciata di statistiche su un foglio di carta ma carattere e individualità. Mi piacciono le innumerevoli testimonianze di amici che hanno preso parte a sessioni live di, chessò, Vampiri, dove si incontrano decine di giocatori mascherati che recitano le rispettive parti anche se, personalmente, so già che non mi troverei mai a mio agio in una situazione del genere: è un mio limite, e ne prendo atto.
Però, ecco, finché si parla di recitare posso pure starci... ma perché sfracellarsi enormi spadoni di legno sulla schiena? Questo, davvero, non so se riuscirò mai a comprenderlo... e in una simile ottica includo di seguito il link a un filmato esplicativo, nel quale un gruppo di baldi avventurieri affrontano un gigante con due spade, un coltivatore di riso orientale e un Visitor scalzo. Fate clic col tasto destro del mouse sull'immagine in basso, selezionate Salva con nome... e salvate il video sull'hard disk (sempre che Altervista non me l'abbia già tirato giù, nel qual caso avvisatemi e lo sposterò da qualche altra parte), dopodiché guardate pure con i vostri occhi e prestate particolare attenzione al tipo sulla destra col gonnellino, o meglio, all'assurda violenza con cui bersaglia di pietre il povero cinese. Che gli avrà mai fatto? Gli avrà rubato la ragazza? Ucciso i genitori? Investito il cane? Avrà ottenuto punteggi migliori di lui tirando le caratteristiche del personaggio? Ai posteri l'ardua sentenza...

Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 13:01 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
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Senza far cessare il costante roteare dei bastoni, la guardia lasciò partire tre colpi micidiali in direzione dell'ombra danzante e tutte e tre le volte quest'ultima tentò di evitarli al meglio delle sue possibilità, ma capì ben presto di non essere all'altezza: benché fosse completamente focalizzato sul combattimento in corso, l'esperienza del mezzo pesce nelle arti marziali era di fatto più elevata della sua, e comprese di essere scampato all'assalto del suo avversario soltanto grazie all'aura protettiva dell'incantesimo di Cluracan che fece rimbalzare a vuoto i pericolosi attacchi dei nunchaku.
"Dannazione... il puro confronto fisico non è vantaggioso... devo trovare un diversivo adeguato...", pensò la Tenebra, ma non fece in tempo ad elaborare una valida strategia che un balenio d'acciaio si abbattè sulla creatura, ferendola nonostante il disperato tentativo di deviare il fendente in extremis.
"A-HA!", strillò euforico Cheng mentre rialzava la pesante ascia da terra.
"Cheng! Ma che...", esclamò Onikage che si era dovuto spostare di lato per non finire travolto dall'improvvisa incursione del barbaro. "Dovresti essere nell'altra stanza ad aiutare Ken!".
"Oh, lui se la caverà benissimo da solo.", rispose Cheng umettandosi le labbra come ad assaporare la gioia della battaglia. "Mi sembrava di avertelo detto, no? Non voglio mica lasciarti tutto il divertimento!". Onikage scosse la testa, tornando a concentrarsi sulla sentinella: ragionare con il suo compagno era semplicemente impossibile. Il kuo-toa, per quanto danneggiato in maniera abbastanza seria dall'aggressione inaspettata, trovò comunque la forza necessaria per infrangere con un movimento secco la freccia partita dall'arco di Kasumi, scoccata nella speranza di distogliere l'attenzione dell'essere dalla mischia... speranza vana, purtroppo. Alle spalle della sohei, ignorando lo scontro tra la guardia e gli altri loro alleati, Daeron e Cluracan allungarono il passo per raggiungere il monaco arcano.
La massiccia porta decorata alle spalle di Ken, dietro la quale secondo quanto riportato da Onikage si celavano presunti sacerdoti del culto abbracciato dai kuo-toa, non si era smossa di un millimetro malgrado il trambusto della battaglia rimbombasse fin laggiù, ma questa era adesso una delle sue ultime preoccupazioni: due delle disgustose creature marine lo stavano minacciando con le corte lance in loro possesso, studiandolo con cura per cogliere eventuali falle nella sua guardia, finché altre prede più che appetibili non fecero il loro ingresso all'interno della grande sala. Anche il monaco si rese conto dell'arrivo di Cluracan e Daeron dallo sferragliare delle loro armature, e cominciò a spostarsi al centro del locale per intercettare un'eventuale carica diretta contro di loro. I due kuo-toa emisero alcuni versi cavernosi, dopodiché si mossero all'unisono verso Ken che serrò i pugni e assunse una stabile posizione da combattimento, deciso a non indietreggiare per nessun motivo. Poi, quando furono a portata di tiro, uno dei due ibridi scartò sulla sinistra e rivolse l'arma acuminata in direzione dei chierici, tentando di sfuggire ai pugni del monaco: quest'ultimo si accorse in tempo della manovra del kuo-toa e sferrò un veloce diretto che si immerse nelle carni mollicce e viscide della creatura, non riuscendo comunque ad arrestare la sua corsa e ricevendo in compenso l'impressione che i danni inferti fossero stati in qualche modo attutiti da quella ripugnante pelle vischiosa. Un colpo poderoso al fianco rammentò a Ken che aveva un altro avversario di cui occuparsi: il secondo guerriero mezzo pesce aveva provato ad affondare la propria picca tra le costole del monaco arcano, i cui tessuti duri come la roccia grazie ad un incantesimo Pelle di Pietra lanciato preventivamente ne assorbirono i danni.
"Questa la pagherai... molto... cara...", minacciò il monaco tra i denti al suo rivale. Rilassò di nuovo il corpo e la mente preparandosi ad attaccare, disturbato soltanto da un gemito strozzato dietro di sé che si accompagnò ad un confuso clangore d'acciaio: evidentemente, la carica effettuata dall'altra creatura era andata a segno con successo.
La rotazione dei nunchaku si arrestò di colpo, la sentinella indietreggiò a fauci spalancate portando entrambe le mani al ventre: il pugno di Onikage aveva individuato un punto particolarmente vulnerabile affondandovi con precisione senza venire respinto dai bastoni. La breve raffica di calci che seguì devastò il corpo del mezzo pesce che comunque rimase in piedi, stordito ma impassibile: soltanto un'ulteriore bordata dell'arma di Cheng stroncò il suo spirito combattivo una volta per tutte.
"Bene, adesso posso andare a vedere che succede di là!", ammiccò Cheng, mollando una spallata complice a Onikage prima di allontanarsi a grandi falcate in direzione della porta, sulla cui soglia Kasumi continuava a scagliare frecce in direzione del kuo-toa che fronteggiava i due sacerdoti.
L'impetuosità dei colpi di Ken era impressionante, aggravata in misura maggiore dal ki che infondeva nei pugni per congelare la pelle dei suo avversario irrogando danni supplementari, ma ancor più incredibile era la resistenza che quest'ultimo, seppur assai meno prestante dell'umano, gli contrapponeva: per quanti attacchi lo colpissero, il guerriero non dava segno di voler cedere e distribuiva veloci occhiate al suo avversario diretto e al compagno impegnato a tenere a bada gli altri invasori che, nel frattempo, erano riusciti ad accerchiarlo ma stavano incontrando comunque enormi difficoltà. Il kuo-toa aveva due frecce piantate in corpo e qualche ferita superficiale, tutti danni che pareva bellamente ignorare mentre faceva mulinare la lancia alternando gli attacchi su Cluracan e Daeron, ben poco portati per il combattimento corpo a corpo ma intenzionati a non utilizzare più un singolo incantesimo per poter poi affrontare lo scontro con i cultisti al massimo della forma... solo, forse il loro attuale contendente era stato sottovalutato un po' troppo. Daeron era quello che, tra i due, aveva subito le lesioni più gravi a causa della robusta armatura che indossava e che non gli consentiva movimenti sufficientemente rapidi, particolare di cui il kuo-toa non aveva mancato di approfittare conficcando la sua alabarda tra i punti vulnerabili. Colto dalla disperazione, il chierico sollevò la spada e la calò sul capo della creatura invocando la benedizione di Tyr, ma il suo bersaglio evitò agevolmente anche quest'ultimo attacco e colpì a sua volta il viso di Daeron con il taglio della lama, aprendogli un lungo squarcio: indietreggiò portando la mano libera davanti agli occhi, il sangue sgorgava copioso dalla lacerazione, e in quell'istante il guerriero impegnato nella lotta con Ken balzò in avanti oltrepassando il suo avversario e piantò l'arma che teneva in pugno nella schiena del sacerdote, che crollò a terra in ginocchio.
Il monaco arcano si voltò ruggendo di rabbia, e ciò che accadde negli istanti successivi durò il tempo di qualche battito di ciglia. Urlando anch'egli a squarciagola, Cluracan scattò in avanti roteando la mazza di metallo nel preciso attimo in cui Onikage, dopo aver raccolto i nunchaku in possesso della sentinella, si materializzava dalle tenebre a un paio di metri d'altezza con una gamba sollevata, che fece poi ricadere con violenza sulla testa della creatura una frazione di secondo prima che la Bacchetta delle Quattro Lune del sacerdote di Selune facesse lo stesso. Il kuo-toa gorgogliò, sangue e umori interni gli fuoriuscirono dalla gola, una freccia di Kasumi si conficcò nella sua spalla e ancora una volta l'ascia di Cheng, sopraggiunto da poco, pose fine alle sue sofferenze. Il secondo combattente venne invece raggiunto dai pugni furibondi di Ken, che descrissero un ampio arco d'energia azzurra prima di abbattersi sul suo dorso, spezzandolo di netto in due con uno schiocco sordo e ricoprendolo di ghiaccio, bloccando i muscoli dell'essere oramai esanime in quella posa innaturale mentre cadeva al suolo.
Cluracan aiutò Daeron a rialzarsi.
"Stai bene?", chiese.
"N... non pensare a me, Cluracan. Guarda se qualcun altro è ferito.", rispose il servitore di Tyr con la voce rotta dal dolore.
Onikage tese a Ken il nunchaku che emetteva scie di fuoco: "Prendilo, era una delle armi in possesso della sentinella all'entrata. Sembra sia in grado di infliggere danni infuocati anche se, per fortuna, non ho avuto il piacere di verificarlo di persona. Potrebbe tornarci utile prima del previsto...".
"Hmmm... ti ringrazio, Onikage.", rispose Ken accettando il regalo del compagno. Fece roteare brevemente il nunchaku prima di infilarlo nella cintura: in effetti, le lingue di fuoco che scaturivano dal movimento dei bastoni avevano tutta l'aria di essere molto pericolose.
Una calma spettrale tornò ad avvolgere il tempio: tutto attorno a loro taceva, la porta doppia era ancora al suo posto. Ma sarebbe stata una buona idea spalancarla come se nulla fosse? Si ritrovarono davanti alle cesellature di dubbio gusto incise sull'uscio, indecisi sul da farsi. Poi...
"Ho un piano,", disse l'ombra danzante. "li coglieremo di sorpresa.".
Il gruppo si voltò a guardarlo.
Poco più indietro, Cheng sbuffò di impazienza.
Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 19:32 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
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"Una battigia?", chiesero quasi all'unanimità i suoi compagni. Quasi, perché Cheng nel frattempo era intento ad esaminare con attenzione e disappunto la carcassa del Chuul: forse se ci avessero pensato prima, avrebbero potuto trovare un modo di conservarne le carni che, all'apparenza, sembravano molto appetitose ma oramai del tutto immangiabili a causa del loro imputridimento. Un pasto sprecato...
"E' ciò che ho visto.", rispose Kasumi con calma, ma senza nascondere un velo di preoccupazione. "Qualche metro più al largo, c'é un lembo di terra che si immerge nel buio della caverna, e non solo: sembra proprio che ospiti persino un bell'edificio.".
Spingendo al limite i propri sensi, infatti, la sohei aveva scorto alcune mura che non erano certamente state modellate dal tempo o dalle acque del lago, bensì lavorate da menti e da braccia con discrete conoscenze architettoniche: addirittura, se la vista non l'aveva ingannata, alcuni bassorilievi ne decoravano la superficie esterna, ma c'era troppa poca luce per indagare più a fondo.
Poca luce significava molte ombre... Onikage non poteva chiedere di meglio: al solito, propose al resto del gruppo di esaminare la locazione preventivamente, affinché fossero tutti consapevoli di ciò che quelle pareti tenevano in piedi, e dei suoi eventuali abitanti. Scivolò come uno zefiro leggero sullo scuro specchio d'acqua, per poi poggiare i piedi su una conformazione rocciosa del tutto identica al terreno che avevano percorso fino a quel momento. Davanti a lui in effetti si ergeva un'alta costruzione in pietra il cui perimetro occupava il centro dell'isola sulla quale era stata innalzata, perché di un'isola si trattava: di forma vagamente circolare, il singolare palazzo era tutto ciò che occupava la piuttosto ampia sezione emersa.
L'ombra danzante esaminò le pareti lavorate che ospitavano una quantità impressionante di iscrizioni realizzate con un alfabeto a lui sconosciuto, ma d'altronde nel corso della sua vita aveva avuto ben poco tempo per studiare le innumerevoli lingue e dialetti delle svariate etnie che popolavano Toril, dunque non se ne sorprese né rammaricò più di tanto: piuttosto, ciò che riuscì a discernere con facilità furono tutta una serie di bassorilievi raffiguranti molteplici esponenti della fauna marina e alcune creature umanoidi con corpi ricoperti di squame, teste simili a quelle di grossi pesci e lunghi arti che terminavano in appendici palmate. Fece scorrere le dita sulle incisioni, osservando interdetto le strane figure. Cos'era quel palazzo? Era per caso un tempio? Un santuario? Un mausoleo, magari una tomba? Oppure il rifugio di quegli strani ibridi che comparivano sulle cesellature delle facciate? Il portone lavorato nella roccia sito a pochi passi da lui glielo avrebbe presto mostrato...
Unì di nuovo la sua essenza con il buio che avvolgeva il luogo, con uno slancio silenzioso fu in un attimo davanti al punto di accesso, il tempo di un rapido sguardo agli intarsi che decoravano anche l'ingresso e posò il primo passo all'interno del palazzo.
Dolore. Una fitta lancinante perforò il cranio di Onikage, come se gli avessero d'un tratto cinto la testa con un anello di ferro incandescente. Vacillò per un istante, riuscì a recuperare l'equilibrio all'ultimo secondo e constatò con sollievo di non essere uscito allo scoperto per errore. Decisamente, chiunque avesse eretto lo stabile non vedeva di buon occhio gli ospiti indesiderati, visibili o invisibili che fossero.
Ripresosi dal flagello psichico che lo aveva colpito, e dopo aver preso mentalmente nota di darne evidenza anche al resto del gruppo, prese ad esaminare l'atrio: si trovava in una stanza piuttosto piccola, con una porta di legno sul lato sinistro che presumibilmente costituiva l'entrata verso il fulcro del complesso. Il pavimento della sala era composto da un mosaico alquanto complesso che riproponeva ulteriori temi acquatici, ma il particolare più rilevante del locale era la gigantesca statua di un pesce antropomorfo collocata all'estremità opposta rispetto all'entrata, caratterizzata da un'espressione minacciosa e, in generale, da lineamenti più diabolici e perversi rispetto agli esponenti della stessa razza immortalati nei bassorilievi all'esterno. Lo sguardo truce preannunciava crudeltà indicibili, e la lunga fila di zanne affilate che sporgevano dal grande labbro inferiore non contribuivano di certo a renderla più rassicurante, come pure il lungo bastone terminante in un artiglio aguzzo che stringeva in una mano.
Ai piedi della scultura giaceva un'altra riproduzione, stavolta in scala più piccola, della ripugnante stirpe degli uomini pesce, seduta a gambe incrociate.
Solo, stavolta non si trattava di una figura scolpita: sebbene mantenesse una posizione quantomai immobile, il viscido petto si sollevava e si riabbassava su un ventre molle e prominente, mentre le pupille dei grandi occhi laterali guizzavano vispe in ogni direzione, studiando per la maggior parte del tempo l'ingresso appena varcato da Onikage. Quest'ultimo trattenne per qualche istante il respiro, ma ancora una volta le ombre che lo fasciavano riuscirono ad occultare la sua presenza.
"Una sentinella.", pensò l'ombra danzante. "La sua presenza qui potrebbe attirare rinforzi, in caso ingaggiassimo un combattimento. Inoltre, non ha indosso che qualche straccio, e nessun'arma visibile a portata di mano... forse è qui per fungere da semplice diversivo, oppure è più abile di quanto non sembri a prima vista...".
Si avviò verso l'uscio alla sua sinistra e lo superò senza spalancarlo, attraversando le tenebre che cingevano lo spazio da esso occupato. L'ambiente successivo era più un punto di passaggio che una stanza vera e propria: il pavimento era decorato con un altro mosaico il quale però, anziché illustrare paesaggi e abitanti dei fondali, era incentrato su un unico soggetto, un'enorme piovra con lunghi tentacoli protesi verso differenti punti di uscita del breve corridoio. Due di essi puntavano in direzione della porta oltrepassata da Onikage, altri tre verso una rampa di scale sulla parete opposta che si innalzava nel buio, e l'ultimo gruppo sfiorava i battenti di un grande portone a due ante finemente decorato; un'ultima porta più piccola, infine, era posizionata sul muro oltre la testa del calamaro gigante. Percepì un'atmosfera sinistra provenire dalla porta doppia, come se l'energia negativa di cui era intrisa tutta la costruzione si condensasse con maggiore intensità in quel punto... anzi, oltre quel punto. Non gli piacque affatto, dunque rimandò l'esplorazione di quella precisa camera al termine del sopralluogo.
L'ombra danzante diresse i propri passi sulle scale, scalando i gradini uno ad uno con estrema cautela. Anche la scala era di pietra, eppure i suoi sensi erano tesi come se si stesse arrampicando su sottili e fragili pioli di legno: c'era qualcosa di terribilmente malvagio in quell'edificio, qualcosa che non riusciva ad identificare con chiarezza ma di cui l'istinto l'avvertiva di diffidare.
La salita terminava su un'ampia balconata, costeggiata sulla destra da una parete composta da una serie di archi di pietra, e sulla sinistra da un corrimano sorretto da alcune colonnine scolpite con le fattezze di piccoli uomini pesce: decisamente, chiunque si fosse occupato della realizzazione di quel posto non brillava quanto a originalità. La terrazza piegava verso sinistra per poi interrompersi, senza porte o altre vie d'uscita all'infuori delle scale. Onikage si avvicinò alla ringhiera per controllare dove si affacciasse: il cortile sottostante ospitava un ennesimo mosaico, il cui tema non riuscì a distinguere con esattezza a causa dei fumi che emergevano da un'ampia piscina centrale, ribollente di esalazioni blu e verdi, ma che immaginò essere non troppo dissimile dalle composizioni delle stanze precedenti. Poco più in là, quattro figure ammantate di bianco discutevano a voce estremamente bassa: ne individuò senza difficoltà i lineamenti caratteristici di quella strana razza di creature marine antropomorfe, e dalle vesti che indossavano giudicò si trattasse di cultisti di un qualche tipo. Quale divinità potevano mai venerare, simili esseri? Immerso nelle sue domande, d'un tratto sentì... qualcosa.
Volse la testa a destra, scorgendo al termine della lunga sequenza di arcate una sorta di dipinto, o incisione, o un ennesimo mosaico... un qualcosa, appunto, quasi del tutto offuscato dalle ombre. Che strano, eppure la sua vista era in grado di penetrare ogni tipo di oscurità, anche se magicamente indotta... perché dunque non riusciva a squarciare quel velo di tenebre? Non solo... là dietro sentiva che c'era qualcosa che lo stava chiamando, che attirava in maniera deliberata la sua attenzione... che lo bramava.
Staccando la mano dal parapetto, deglutì. Poi avanzò. E vide.
"Qualcuno è capace di guidarlo, questo affare?", sbottò Cheng con insofferenza osservando il galeone.
Cluracan aveva attivato la scatola magica per appurarne l'efficienza. Si trattava pur sempre di un oggetto sconosciuto che avevano recuperato quasi per caso: e se si fosse rivelato una trappola? Oppure la sua durata fosse stata limitata, abbandonando tutto l'equipaggio nel bel mezzo del lago dopo pochi minuti di navigazione? Inoltre, la barca a remi era spaziosa ma insufficiente ad ospitare tutti i membri del gruppo, a meno di non compiere più viaggi. L'unica alternativa per superare in un sol colpo il Lago delle Ombre era quella di sfruttare la conformazione da veliero, ma anche in quel caso sopraggiungeva un problema: nessuno sapeva come controllarlo. Avrebbero perciò dovuto ripiegare sulle loro conoscenze istintive: certo, era capitato più di una volta di spostarsi via mare, ma mai prima d'allora si erano cimentati di persona con la navigazione di un vascello tanto grande. Ad ogni modo, l'elevata avvedutezza del sacerdote di Selune lo designava naturalmente come timoniere, e il resto sarebbe venuto da sé... o almeno, questo era ciò in cui riponevano fiducia.
Trascorsero lunghi minuti studiando con cura l'assetto del loro unico mezzo di trasporto, e osservando con crescente preoccupazione la riva che ospitava il misterioso edificio. Il sopralluogo di Onikage stava richiedendo fin troppo tempo.
Al solito, la voce di Cheng infranse la sinistra atmosfera di quiete che aleggiava tutt'intorno: "Avrà trovato qualcosa di interessante? Quel posto non mi sembra così difficile da esplorare. Oppure...".
"Silenzio, Cheng.", Ken lo interruppe prima che potesse portare a termine la frase. Apriva e chiudeva i pugni lentamente, di continuo. Neanche lui amava starsene con le mani in mano, ma voleva concedere qualche altro istante al suo compagno prima di approdare per conto proprio su quella spiaggia rocciosa.
"Mah,", sbuffò il barbaro. "ancora non capisco perché dobbiamo perdere tempo in questo modo... abbiamo la mappa, no? Sappiamo dove andare, no? Tiriamo dritti e abbattiamo tutto quello che questi elfi scuri ci tirano addosso! Prima finiamo e prima ce ne torneremo in città a bere e a spassarcela!".
"Il fatto che tu non capisca per me non è affatto una novità,", disse Kasumi con sarcasmo. "ciononostante ti dò ragione su una cosa: il tempo è parimenti un nostro avversario... non sappiamo quando gli elfi scuri di Maerimydra muoveranno il loro attacco contro la superficie, e sarebbe bene non indugiare troppo su ciò che non riguarda in maniera diretta la nostra missione."
"Donna...", ringhiò Cheng, che aveva capito soltanto la prima frase del discorso e si era già fatto salire il fumo al cervello. La sohei ricambiò il suo sguardo inarcando un sopracciglio.
"E' altresì vero che non siamo affatto a conoscenza delle caratteristiche del percorso che stiamo affrontando, miei buoni amici.", intervenne Daeron nel tentativo di sedare gli animi. "Né il primo bivio, né la grotta dei giganti di pietra, né la tana del Chuul sono riportati sulla pergamena, dunque ogni informazione supplementare di cui veniamo in possesso potrebbe rivelarsi preziosa. Anche se a fornircele è... un servitore di Shar."
A queste parole, il volto del chierico di Tyr si accigliò, come pure quello di Cluracan. Quest'ultimo era lacerato dai dubbi: erano nel bel mezzo di una missione assegnata loro dal suo signore, eppure in gran parte ripiegavano sulle capacità di uno... uno schiavo della Dea Oscura, la nemesi di Selune. Per quanto ancora avrebbe permesso tutto questo...?
"Comunque s'é allontanato da parecchio, eh?", concluse il barbaro, abbandonandosi lungo disteso sul pavimento, le braccia incrociate dietro la nuca e gli occhi puntati sul piccolo isolotto che emergeva dalle acque immobili del Lago delle Ombre. E che pian piano calamitò l'attenzione del resto del gruppo.
La ricognizione di Onikage stava durando davvero troppo a lungo.
L'ultima cosa che rammentava prima di ritrovarsi aggrappato alla ringhiera del parapetto, lo stomaco stretto in un punto da violenti conati, era di aver scrutato negli angoli più profondi dell'Abisso: così come un istante prima di avvicinarsi, l'immagine dipinta sul muro aveva forma e contorni indefiniti, e ogni volta che tentava di farla emergere dai suoi ricordi la testa gli scoppiava in un turbinio di luci calde e dolorose. Non sapeva cosa fosse celato al di là di quella coltre di tenebre.
Sapeva però che, in vita sua, non avrebbe mai più cercato di scoprirlo.
Ridiscese le scale con calma, attento ad ogni minimo movimento, ma la calma regnava incontrastata in quel luogo. Evitò con cura la doppia porta, le cui ante erano lavorate a mano e presentavano ulteriori bassorilievi di uomini pesce immortalati in diverse attività. L'ultima soglia dietro cui si avventurò affacciava su una stanza arredata in modo spartano, d'aspetto simile ad una comune camerata fatto salvo per i particolari pagliericci che ospitavano due creature identiche all'individuo posta di guardia all'entrata: queste ultime erano infatti coricate sul fondo di ampie vasche ricolme d'acqua, rettangolari e scavate nel pavimento. Nonostante le due paia di occhi fossero spalancate, Onikage era sicuro che stessero riposando e si apprestò, sempre col favore delle ombre, ad esaminare il resto del locale: c'erano alcune urne allineate lungo un muro, tutte piene di monete. Prese nota anche di questo.
Poi, così come si era furtivamente introdotto, fuoriuscì dal santuario degli uomini pesce smaterializzandosi all'esterno per evitare di dover riattraversare l'arco di ingresso. Fece qualche passo in direzione della riva e scomparve di nuovo in quell'oscurità innaturale, ricomparendo tra i suoi compagni in una nuvola di fumo nero.
"Dunque?", chiese Daeron, che non si scompose minimamente vedendo l'ombra danzante prendere forma davanti a lui.
"E' un tempio, una specie di luogo di culto abitato da esseri metà uomo e metà pesce. Ci sono incisioni e bassorilievi dappertutto, una guardia all'ingresso e altri due soldati in una piccola stanza sul retro..."
"Ah beh...", mugugnò Cheng alzandosi in piedi. "se questo è tutto sarà una cosa rapida e indolore. E poi mi è rimasto l'amaro in bocca per quella specie di gambero gigante che è andato a male... il mio stomaco reclama un'abbondante razione di pesce!".
Kasumi scrollò le spalle, alzando gli occhi al cielo. "Disgustoso, ma tipico...", mormorò.
"Non è tutto.", proseguì Onikage lanciando un'occhiata al barbaro. "Altre quattro creature sono radunate nella stanza più grande all'interno dell'edificio. Indossano vesti cerimoniali bianche, e sono intente a complottare fra loro accanto ad una pozza dalla quale provengono strani vapori colorati. Inoltre, ho rischiato di cadere vittima di due trappole anti intrusione, all'entrata e al termine di una balconata al secondo piano: è necessario tenere gli occhi aperti, potrebbero essercene delle altre.".
"Le tue conclusioni potrebbero essere in buona misura esatte, Onikage.", sentenziò Cluracan facendosi avanti, pensieroso. "Esiste una stirpe di uomini pesce, i Kuo-toa, che vive nei recessi del Sottosuolo ed è solita adorare in luoghi simili la loro orribile e crudele divinità: Blibdoolpoolp, la Madre del Mare. Occasionalmente, questi esseri dedicano piccoli santuari anche alle creature marine che ritengono essere manifestazioni o agenti della loro dea."
"Nell'androne che conduce alle altre stanze della costruzione c'é un mosaico meno... generico degli altri.", riprese l'ombra danzante dopo aver ascoltato le parole del sacerdote di Selune. "Rappresenta un'enorme piovra con otto tentacoli che abbracciano tutta la zona. Potrebbe essere...".
"...il nostro caso, per l'appunto.", si affrettò a concludere Cluracan.
"Quale che sia la fede abbracciata da questi esseri, mi pare di capire che i suoi intenti sono comunque malvagi. Ed è mio personale dovere punire quanti perseguono l'efferatezza e la crudeltà.". Dicendo questo, Ken si incamminò verso il veliero, fermandosi a pochi centimetri dal ponte d'imbarco. "Siete con me?".
In cuor suo, il monaco sapeva che i pensieri che lo stavano spingendo all'azione erano divisi in parti eguali tra nobiltà d'animo e puro spirito guerriero... dopotutto, non era qualcosa di cui doveva vergognarsi: l'onore sul campo di battaglia era uno dei punti cardine del suo credo. I suoi pensieri furono interrotti dal tonfo del manico di una grande ascia che scavava una buca tra la rena rocciosa della piccola baia, e da una mano che gli battè con fermezza sulla spalla.
"E c'é bisogno di chiederlo?", esclamò Cheng euforico, indicando poi gli altri avventurieri con il pollice. "Ora vai a convincere anche le altre signorine laggiù, altrimenti sarò più che felice di prendere a calci i loro culi finché non si daranno una mossa!", quindi si avviò a passi pesanti lungo la piattaforma di legno.
"La decisione è presa, dunque: in marcia!", aggiunse Daeron salendo a bordo. Tutti tranne Cluracan si posizionarono ai remi, data la totale assenza di correnti sotterranee sfruttabili con la vela, mentre il sacerdote di Selune afferrò con leggera titubanza il timone della barca. Il viaggio sarebbe stato breve, non dovevano percorrere che qualche metro di lago prima di approdare sulle sponde dell'isoletta. Governare l'imbarcazione fu più facile del previsto.
L'arrivo, invece, presentò qualche problema. Forse fu a causa dell'eccessivo impeto dei rematori, o della scarsa familiarità del timoniere con il mezzo, ma le azioni delle due parti chiamate in causa finirono per accavallarsi e la prua del galeone aggredì con violenza la dura porzione di terra emersa ove approdò, generando una confusione tale da poter essere udita fino alla grotta dei giganti di pietra. Un istante di silenzio assoluto seguì l'attracco, durante il quale gli avventurieri si convinsero che un esercito di Kuo-toa li avrebbe aggrediti nel momento stesso in cui avrebbero messo piede sul litorale. Ma non accadde nulla di tutto ciò.
"Oh... complimenti! Ora anche i loro antenati sapranno che ci troviamo su quest'isola schifosa!", latrò Cheng in direzione di Cluracan, continuando a guardarsi intorno mentre sbarcava. Degli uomini pesce, nessuna traccia.
"Possiamo ritenerci fortunati. Se fossi stato tu alla guida, probabilmente i loro antenati li avremmo incontrati di persona.", lo schernì Kasumi. La calma innaturale del luogo le stava facendo salire qualche brivido di preoccupazione.
Il barbaro fece saettare un braccio verso la sohei: "Stammi a sentire, adesso mi hai proprio spaccat... ouch! Ehi!", ma la gomitata di Ken lo raggiunse alle costole prima che potesse fare qualunque altra cosa.
"Ora basta. Dico a entrambi.", concluse portando un dito perpendicolare alle labbra. Oltre al lievissimo sciabordio delle acque contro la spiaggia sconnessa, non un singolo suono giungeva alle orecchie del piccolo gruppo.
"Tumberrin.", disse Cluracan con una lieve punta di imbarazzo, quindi si appropinquò alle numerose incisioni mentre infilava con cautela la barca pieghevole nella sua borsa dimensionale. Queste erano perlopiù composte da immagini generiche, semplici rappresentazioni della vita comune degli ibridi sottomarini avvistati da Onikage e che il sacerdote di Selune appurò essere effettivamente kuo-toa.
Pian piano il drappello si radunò a un paio di metri di distanza dall'entrata, attorno alla quale la trappola magica in cui era incappata l'ombra danzante era ancora attiva: Kasumi abbozzò un primo, vano tentativo di sciogliere l'influsso malevolo, ma fu la grande esperienza di Cluracan nel manipolare l'energia divina ad avere infine ragione dell'incantamento che ostruiva l'accesso alla costruzione, liberando così la strada a se stesso ed ai propri compagni. Anche in questa zona, l'unica fonte di luce proveniva dalla torcia verdognola tenuta da Daeron. Per il resto, tutta l'isola era completamente immersa nella notte artificiale di quelle caverne.
"Come vi ho già spiegato, l'ingresso è sorvegliato da una singola sentinella. Di lei posso occuparmene io, mentre voi farete irruzione nel cuore del tempio attraverso una porta sul lato sinistro dell'atrio.", propose Onikage. La sua intenzione era di neutralizzare la creatura prima che riuscisse a dare l'allarme ai suoi compagni... sempre che, dopo il trambusto scaturito dal goffo tentativo di approdo, fosse ancora necessario avvertire qualcuno della loro presenza.
"E tenerti tutto il divertimento per te? Non sono affatto d'accordo!", obiettò Cheng facendo un passo in avanti. Le sue mani sembravano in procinto di spezzare il manico della possente ascia da un momento all'altro.
"Oh, ma io voglio togliere di mezzo soltanto uno degli esseri che brulicano in questo edificio, mio buon amico. Superato il vestibolo c'é molta più carne squamosa che attende di essere dilaniata dalle lame della tua arma.", ribattè la Tenebra. Il barbaro si arrestò sbuffando, poco convinto. Onikage sperò che avesse afferrato anche solo in parte le sue parole.
Mentre ognuno approntava il proprio equipaggiamento per l'ennesimo scontro, Cluracan toccò la spalla dell'ombra danzante. Trattenendo con fermezza l'innata repulsione che nutriva per i membri della sua razza, mormorò: "La battaglia che stai per affrontare potrebbe rivelarsi più insidiosa del previsto. Vuoi che ti fornisca una protezione aggiuntiva?".
Gran parte degli adepti di Shar avrebbero preferito la morte piuttosto che venire aiutati dai servitori dell'odiata Vergine della Luna e lo stesso Onikage provò l'irrefrenabile impulso di declinare seccamente l'offerta ma, volenti o nolenti, tutti loro erano giunti fino a quel punto cooperando spalla a spalla, mettendo da parte questioni politiche e religiose, e la lealtà nei confronti dei suoi compagni di missione era qualcosa che aveva imparato ben presto ad anteporre a qualsivoglia motivazione personale durante gli anni trascorsi nella città di Shade, in missione per conto dell'Alto Principe Telamont. Era altresì convinto che, in diverse circostanze, Cluracan avrebbe preferito scagliare su di lui incantesimi di natura decisamente contraria, dunque riuscì ad apprezzare ancor di più la correttezza del gesto.
"Ti ringrazio, Cluracan: avrò bisogno di tutto il supporto possibile.", replicò mentre il sacerdote invocava la potenza della sua dea per avvolgere il corpo dell'ombra danzante con un'impercettibile aura difensiva. Una Tenebra difesa dalla luce di Selune... il Sottosuolo era davvero una fonte inesauribile di prodigi, ma questo superava di gran lunga qualsiasi aspettativa.
Concentrando un ingente quantitativo di energia interiore Ken, con rapidi ed armoniosi movimenti del corpo, irradiò una piccola porzione di area circostante sufficiente ad abbracciare tutti i suoi compagni, rilassandone muscoli e menti in maniera tale da permettere a se stesso ed a loro una maggiore libertà di movimento in battaglia.
"Ooh... adesso sì che posso scatenarmi!", ringhiò Cheng al limite della frenesia, mentre Daeron rivolse una breve preghiera a Tyr e Kasumi infuse le frecce in suo possesso con la benedizione degli spiriti della natura. Come pianificato, Onikage mosse un passo e svanì nell'oscurità, per ricomparire qualche metro più in là dinanzi alla sentinella kuo-toa la quale, senza che l'ombra danzante se ne stupisse più di tanto, si era alzata in piedi ed affrontava ora l'atteso avversario roteando i grandi occhi a palla nella sua direzione. Gli altri fecero irruzione nell'edificio pochi istanti dopo.
"Andate, qui ci penso io!", intimò Onikage indicando la porta che consentiva l'accesso alle stanze interne e, non appena ebbe finito di pronunciare la frase, il kuo-toa estrasse da dietro la schiena due paia di bastoni di legno legati assieme da una corda: nunchaku, armi tipiche dei monaci... che tipo di addestramento aveva ricevuto, questo essere? Ma il particolare più sorprendente fu il colore che le scie dei bastoni lasciavano quando il pesce antropomorfo cominciò a farli roteare: una rossa, vivida, frastagliata come fiamme, l'altra blu, più compatta e dall'aspetto gelido. Gli sguardi degli invasori si posarono all'unisono sul bizzarro equipaggiamento della guardia, evidentemente assai più preparata del previsto ad affrontare nemici della loro portata, tranne quello di Ken che, approfittando della maggiore agilità ottenuta magicamente, aveva già attraversato l'atrio e si trovava ora nel passaggio con il mosaico della grande piovra al centro, dove di lì a poco la porta che conduceva alle vasche d'acqua si spalancò, facendo uscire altri due ibridi armati di corte lance che puntarono immediatamente il monaco guerriero emettendo orrendi versi gutturali. L'assedio al tempio aveva appena avuto inizio...
Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 18:13 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.
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