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Mentre i giorni passano, gli eventi da riassumere si accumulano e i nostri eroi trovano sempre più difficoltà ad organizzarsi per giocare con tranquillità almeno una sera a settimana (ma non demorderemo, giammai!), riuscire finalmente a trascorrere un po' di tempo in compagnia di pizza, caffé, bevande gasate ed alcoliche di dubbia provenienza e soprattutto dei manuali di D&D è diventata un'impresa dai risvolti quasi mitologici, ma proprio per questo ancor più apprezzabile.
E quale modo migliore per celebrare il lieto evento se non quello di postare qualche foto scattata in occasione dell'ultimo raduno, quello di giovedì 24 febbraio? Potrete così rendervi conto del modo in cui la cucina di Onikage si trasforma per accogliere schede, tabelle, miniature e dadi, e non lasciatevi trarre in inganno dall'apparente serietà dei soggetti: come da definizione, si tratta per l'appunto solo di apparenza! E come potrebbe essere altrimenti, visto che il caro Flavio s'é comunque esibito nella sua personale interpretazione del Signore dei Nazgûl, opportunamente ribattezzato Signore dei Cazgûl e schiaffato dritto dritto nel CoNpendio dei Mostri - I Mostri der Cupolone che potete ammirare nella colonna di destra? Il link diretto alla sua scheda è QUESTO, e per vedere le altre foto non vi resta che continuare a leggere: i thumbnail sono tutti cliccabili ed espandibili (non di tantissimo: sono pur sempre state fatte con un cellulare... ).

Il sadico master (sulla destra) traccia la mappa dell'enorme caverna in cui i nostri eroi si sono venuti a trovare sotto lo sguardo vigile di Fabrizio, prestando attenzione a non rivelare neanche per sbaglio le zone potenzialmente pericolose in cui gli personaggi, inevitabilmente, si getteranno a capofitto.

Un enorme Yrthak (impersonato dalla miniatura di un Behir) è alle prese con Ken e Rast, parzialmente nascosti dal suo corpo mastodontico. Intanto, il resto del gruppo è ben lontano dalla zona del combattimento e tenta con non poche difficoltà di unirsi alla tenzone.

Invocando regole oscure (vedi Munchkin), il master cerca a tutti i costi un modo per impedire a qualcuno di compiere una qualche azione in combattimento. Per fortuna, ogni tanto viene sbugiardato dai manuali stessi...

La scenografia ufficiale (e appositamente ordinata) delle nostre giocate: lo schermo del master si staglia sullo sfondo, le schede dei personaggi di Flavio, Fabrizio e Amalia sono posizionate di fronte ai rispettivi proprietari, le miniature sono disposte in ordine di marcia sul tabellone, mentre i blocchi degli appunti e il posacenere adibito a porta-dadi fanno bella mostra di sé. Ho già nostalgia! 

Per finire, l'occhio spento e il viso di cemento del sottoscritto "the day after", costretto ad una levataccia alle 7 del mattino per catapultarsi in ufficio dopo aver concluso la serata circa cinque ore fa. Dura la vita (reale) di un avventuriero! 
Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 17:13 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.
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Dopo anni e anni spesi litigando col master circa l'importanza dell'interpretazione in un gioco di ruolo (e la conseguente distribuzione dei punti esperienza ad essa legati), dopo sovrumane contorsioni linguistiche e somatiche per convincerlo che lo sterminio dei drow è stato eseguito per "ragioni di background personale" e non soltanto per impadronirsi di tutto il tesoro, dopo aver scatenato l'ilarità dei presenti attorno al tavolo nel tentativo di impersonare un pio paladino o un sordido assassino, dopo tutto questo finalmente le sofferenze sono finite... grazie a Munchkin!
Avevo sentito parlare del gioco agli inizi del 2004, leggendo tonnellate di commenti entusiastici da parte di quanti avevano avuto modo di provarlo, e mi ero convinto ad acquistarne il set base spinto soprattutto dal fatto che trattavasi di un gioco di carte NON collezionabili, ergo le carte nella scatola sono l'unico requisito per giocare e non è necessario acquistare booster pack per accumularne di più potenti: Magic: The Gathering, hai avuto la mia adolescenza (e il suo portafogli), non riuscirai a plagiarmi anche da adulto (*solleva il pugno e lo scuote con vigore verso il cielo*)!!!
Tuttavia, nonostante sia io che i miei compagni d'avventura avessimo intuito l'enorme potenziale dietro al titolo sviluppato da Steve Jackson e diffuso in Italia dalla Raven Distribution, a causa del poco tempo disponibile e delle nostre impegnative sessioni a Dungeons & Dragons la confezione color ocra è rimasta a prendere polvere su uno scaffale della mia camera per molto, molto tempo... in pratica fino a giovedì 10 febbraio quando, complice l'assenza di Amalia causa preparazione per un esame imminente, abbiamo deciso di rimandare la seduta settimanale di D&D e di provare finalmente 'sto benedetto gioco.
Morale della favola: abbiamo cominciato alle 10 e ci siamo alzati dal tavolo alle 2 e mezza del mattino! 
Per quanto avessimo assimilato sì e no una scarsa metà delle regole (e difatti abbiamo combinato un discreto casino, specialmente per ciò che riguardava lo scartare/pescare), ma il fascino del pugnalare alle spalle i tuoi compagni, dell'arraffare qualunque oggetto capiti a tiro senza remore, del cercare i modi più rapidi e bastardi per arrivare al 10° livello e vincere è stato assimilato da tutti in meno di 5 secondi, e non ci ha più lasciati andare! In poche parole, ogni giocatore veste i panni di un avventuriero all'interno di un dungeon: partendo come umilissimi umani di primo livello, pescando a turno le carte si può cambiare razza e classe (tutte dotate di peculiarità proprie), equipaggiare o vendere oggetti (spesso esclusivi di una specifica razza/classe), sfidare i mostri che compaiono casualmente e recuperarne i tesori. Combattere è facile: si guarda il livello del mostro e lo si confronta con il nostro comprensivo dei bonus conferiti dall'equipaggiamento (ci sono alcune eccezioni, come creature che non permettono di utilizzare armi e così via). Se riusciamo a battere il livello del mostro abbiamo vinto, altrimenti siamo costretti a fuggire o corrompere qualcuno affinché ci dia una mano. Se il tentativo di fuga fallisce, il mostro ci acchiappa e ci fa Brutte Cose, che spaziano dal distruggere un pezzo della nostra attrezzatura, farci perdere un livello o... ammazzarci senza troppi complimenti. Ma anche in caso di vittoria non bisogna esultare troppo presto: i nostri "compagni" possono infatti giocare contro di noi carte negative mirate a diminuire i nostri bonus o aumentare quelli del mostro (spesso entrambe le cose), obbligandoci a scappare, a chiedere aiuto o... semplicemente a morire. L'ho già detto che questo gioco è fatto apposta per scatenare il lato bastardo di ogni giocatore, vero? 
Abbiamo ripetuto l'esperimento il giovedì successivo, iniziando prima (alle 9) e... finendo ancora più tardi! Certo, c'é da dire che le meccaniche, per quanto semplici, abbisognano di un po' di tempo per essere comprese alla perfezione: molto del tempo l'abbiamo perso controllando il foglio delle regole e il diagramma riassuntivo della struttura dei turni di gioco (scaricato dal forum ufficiale della Raven, cortesia di uno dei suoi utenti più attivi), ragion per cui non siamo riusciti a giocare più di una partita... ma che partita, signori! Combattuta all'ultimo sangue e vinta in extremis dal sottoscritto grazie ad un mai tanto provvidenziale Intervento Divino!!! 
Insomma, oramai è come una droga: il tempo a nostra disposizione è sempre tiranno, però noto che ciascuno di noi prova ogni volta a barcamenarsi come meglio può per trovare una seratina da dedicare a Munchkin, ed è un peccato che questa sera non si riesca a giocare a causa degli impegni lavorativi che mi stanno opprimendo. Oh beh, vedremo di rimediare al più presto 
La Raven ha anche pubblicato una prima espansione chiamata Munchkin 2/3 - L'Ascia o Raddoppia, contenente tutte le carte degli originali Munchkin 2 - Unnatural Axe e Munchkin 3 - Clerical Errors, e lo spin off Munchkin Morde! dove le classi, le razze e l'ambientazione spudoratamente ispirate a D&D lasciano il posto a vampiri, mutaforma e lupi mannari presi da Vampiri - La Masquerade. Ma l'universo di Munchkin non si ferma qui: c'é anche Star Munchkin (parodia di Warhammer 40.000) grazie al quale il gioco sporco si spinge là, dove nessun uomo è mai giunto prima, e Munchkin Fu (basato probabilmente su La Leggenda dei Cinque Anelli o simili), nonché lo splendido Munchkin Blender (presto in Italia col titolo Munchkin Mix) che consente di unire due o più espansioni di Munchkin generando assurde combinazioni di razze e classi e corredando il tutto con una serie di carte tanto disoneste quanto ultrapotenti.
Serve altro da dire? Non credo: Munchkin è davvero stupendo come decantavano le recensioni... anzi, forse anche qualcosa in più! Prendetelo assolutamente se siete amanti dei giochi di ruolo, e provatelo anche se non li sopportate (ma allora che ci fate su 'sto blog!? ) ma occhio: è un ottimo modo per incrinare le amicizie più durature! 
Giudizio finale: 10
(siete ancora lì?? Correte di corsa a rimediarne una copia, E' UN ORDINE!!!)
Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 20:54 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.
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L'aria fuori dalle cripte di Dordrien era umida e pesante, le nuvole aleggiavano con pigrizia nel cielo mostrando i loro ventri grigi e gravidi di pioggia. Si trattava comunque di un'atmosfera di gran lunga preferibile a quella che si poteva respirare nelle viscere del Sottosuolo, soprattutto dopo aver trascorso settimane lottando per la propria sopravvivenza, ma i cuori dei due combattenti sapevano che non c'era tempo per rallegrarsi.
"Tutto a posto, Cluracan?"
Il chierico sentì la mano di Ken battergli sulla schiena. Senza accorgersene, si era assorto in meditazione tentando di ripristinare il contatto con la sua dea che, in quelle caverne, gli era parso quanto mai distante. E la mente, abituata a cogliere i più piccoli segnali grazie agli anni trascorsi in addestramento come oracolo, gli si era riempita in breve tempo di oscuri presagi.
"Sì, certo Ken.", disse ricomponendosi. "Non preoccuparti, non è nulla. Affrettiamoci ora, dobbiamo raggiungere Dagger Falls prima del tramonto."
Trascorsero le cinque ore di marcia che li separavano dalla cittadina in silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri. Non si scambiarono uno sguardo, non si rivolsero la parola: si limitarono a fermare di tanto in tanto i loro passi per controllare il sentiero giusto da prendere nell'enorme foresta che precedeva il centro abitato, per poi riprendere subito dopo il cammino. Cluracan era estremamente perplesso e non riusciva a volgere gli occhi sulle spalle di Ken, dove il monaco aveva sistemato i resti del loro compagno caduto. Sentiva che sarebbe rimasto per sempre macchiato dall'onta di aver lasciato morire un valoroso guerriero per la sua stupida imprudenza, e che neanche il perdono divino l'avrebbe potuto liberare da questo spaventoso peccato. E riguardo a Ken si sentiva preda di sentimenti confusi: un altro essere umano che aveva combattuto al suo fianco era morto, ed egli si era preso personalmente l'incarico di trasportarne il cadavere al tempio del suo ordine, un compito la cui gravità schiaccerebbe molti altri animi cosiddetti "coraggiosi"... ma allora cos'erano quelle sensazioni che gli balenavano in corpo? Il monaco arcano non era mai stato capace di versare una singola lacrima per nessuno, eppure adesso percepiva qualcosa di diverso... quasi un senso di... sollievo? La rabbia stava prendendo il sopravvento, poiché riteneva che la natura di quei malsani pensieri fosse da attribuire al perverso tocco di Loviatar e, nonostante ciò, non aveva ancora visto il compagno ingegnarsi per trovare una tattica concreta che lo aiutasse a liberarsi del male che lo stava contagiando. Forse era già troppo tardi?
La tenue luce del vespro li colse a un centinaio di metri da Dagger Falls. Le guardie che si fecero loro incontro compresero all'istante la situazione e non fecero nulla per nascondere lo sgomento che si dipinse suo loro volti. Una di loro si incamminò di corsa per avvertire Tunfer il Saldo, diacono del tempio di Tyr, dell'arrivo di Cluracan di Selune e di un altro dei membri della compagnia che aveva disceso le catacombe, recante seco il corpo senza vita del campione di Randal Morn, Daeron. L'aasimar sentiva tutto il peso dell'essere portatore di una simile notizia, osservava gli abitanti di Dagger Falls come se il mondo si muovesse al rallentatore, e l'imponenza della chiesa di Tyr non faceva che aggravare la morsa di responsabilità stretta attorno al suo cuore. Poi, successe qualcosa: i nembi sovrastanti l'edificio si addensarono sulla dello stesso, facendogli assumere tonalità sempre più scure e cupe, finché un'alta colonna di fiamme si sprigionò dalle sue fondamenta esplodendo in un roboante inferno. Anzi, l'incendio si era esteso su tutta la città, anche altri edifici presero fuoco in un istante e Cluracan, sgomento, udì le voci delle persone intrappolate al loro interno, le grida dei popolani che erano riusciti a mettersi in salvo sulle strade; vide vampe torreggianti lambire il cielo oscurato dal fumo, e il mondo tutt'intorno venire inghiottito da un oceano di caos bruciante.
"Tutto a posto, Cluracan?"
Il chierico sentì la mano di Ken battergli sulla schiena. No, nulla era a posto: la sua Signora gli aveva inviato un segno, una premonizione di estremo pericolo. Si trovavano ancora entrambi all'ingresso delle cripte di Dordrien, tutto quel che aveva visto era successo nell'intervallo di un battito di ciglia.
"No!", urlò voltandosi di scatto in direzione di Ken, che arretrò di un passo alla vista degli occhi sgranati del sacerdote. "Selune ha voluto avvertirmi, non dobbiamo andare. Gli altri... dobbiamo tornare laggiù!"
"Ma... in che modo? Puoi teletrasportarci di nuovo nel tempio dei kuo-toa? Io non dispongo di un simile potere."
"Lasciami pensare...", Cluracan si chiuse in un momento di riflessione: non aveva pregato Selune affinché gli garantisse ulteriori incantesimi di spostamento dimensionale, e senza di essi erano bloccati a chilometri di distanza dai loro compagni. Poi riprese: "Devo rivolgermi ancora una volta alla Vergine d'Argento, è la nostra unica speranza. Ma ci vorrà tempo, non so dirti quanto."
"Non vedo altre alternative", rispose Ken. "Adagiamo il corpo di Daeron all'interno del mausoleo qui vicino,", e indicò l'edificio in rovina presso il quale avevano riposato il primo giorno della missione. "dopodiché aspetteremo. Come hai detto tu, abbiamo solo questa possibilità."
I due avventurieri scostarono le pesanti porte che consentivano l'ingresso all'ampio sepolcro, quindi Cluracan si ritirò in un angolo e cominciò a pregare la Signora della Luna più intensamente di quanto non avesse mai fatto in vita sua.
Onikage cercò di gettarsi a terra per evitare il fuoco sacrilego scagliato dalla diabolica creatura, tuttavia vide che le fiamme si arrestarono a circa tre metri di distanza dalla sua posizione senza raggiungerlo. Dietro di lui, l'alta figura di Rast era adesso ancor più austera e solenne, e l'energia positiva emanata dal suo corpo pareva aver assunto una forma quasi solida, proteggendo lei e l'ombra danzante dall'assalto del Cornugon.
Quest'ultimo ringhiò di rabbia e spronò gli altri suoi alleati ad attaccare, i quali non se lo fecero ripetere due volte: compiendo strani gesti con le mani accompagnati dalle loro voci penetranti e stridule, diedero ennesima dimostrazione dei tremendi poteri garantiti dalla loro natura maligna. Una gabbia di luce comparve dal nulla, chiudendo poi le sue lame abbaglianti sui corpi di Rast e Onikage e facendo gridare la prima di dolore; subito dopo, un altro sortilegio simile e una viscida nebbia oscura avvinghiarono i corpi degli avventurieri: la tenebra sembrò non subìre danni dalle strane grate luminose create dai diavoli uncinati, ma la bruma offuscò parzialmente i suoi sensi; la sostenitrice di Tempus invece fu soggetta ad ogni singolo effetto nocivo che le creature le scagliarono contro, dato che la sua essenza era particolarmente sensibile al tocco del male. Osservando le proprie carni lacerate dall'attacco congiunto degli avversari, invocò la potenza del dio della guerra per scatenare sui diavoli una serie di potentissime esplosioni di luce divina, non riuscendo comunque ad arrestarne l'avanzata.
"Rast, corri dentro ad avvisare gli altri e cercate una via di fuga: io tenterò di tenere impegnato quello più grosso!", ma la donna era già svanita, e con lei la sua aura benigna, prima che potesse concludere la frase. Onikage pregò che il suo piano andasse a buon fine, quindi si immerse tra le ombre per riemergere sul soffitto livellato del tempio. Puntò un dito in direzione del diavolo cornuto ed urlò: "Tu! Vieni qui ad affrontarmi!"
L'essere si voltò in direzione dell'ombra danzante ed emise una terribile risata di scherno che fece tremare il terreno. Spiegò le ali e spiccò un balzo che in un attimo lo portò al cospetto del monaco: la sua massiccia sagoma lo sovrastava, e quest'ultimo fece appena in tempo a distinguere una lingua biforcuta guizzare attraverso due enormi fauci irte di zanne prima che gli anelli della catena chiodata che portava legata al braccio destro lo colpissero al fianco, a cui fece seguito una seconda, impressionante frustata. Onikage ebbe difficoltà a mettere a fuoco i contorni del mostro, mentre le costole scricchiolavano in maniera sinistra e sentiva le gambe perdere il contatto con il suolo. Quindi, la coda appuntita del diavolo cornuto balenò da dietro le sue ali e penetrò a fondo nel petto scoperto della tenebra: ritraendosi, dalla ferita sgorgò un fiotto di sangue arterioso che tentò di arginare con la mano destra, scoprendo con orrore che neanche il potere curativo dell'oscurità riusciva a richiuderla. Mentre si accasciava al suolo privo di conoscenza, udiva lontano il sogghigno cavernoso del mostro che martellava di colpi il suo corpo inerme. Era così che doveva finire, dunque? Aveva fallito su tutta la linea, per se stesso e per il suo popolo...
Poco più in basso, Cheng si scagliò in avanti mulinando l'ascia contro le creature che erano appena entrate nel tempio: ne centrò in pieno una, che tuttavia riuscì ad alzare le braccia appena in tempo per evitare il colpo. I lunghi uncini che ne ricoprivano la pelle tagliarono e graffiarono le carni del barbaro, costringendolo a ritrarsi.
"Cos... ma che cazzo siete, voialtri!?", biascicò rabbioso, mentre l'ira prendeva il sopravvento: con i muscoli gonfi e tesi rinsaldò la presa sull'arma e prese nuovamente a tempestare di fendenti gli invasori, ignaro degli sfregi che i loro arpioni gli stavano aprendo, sempre più larghi e numerosi.
Kasumi, dopo aver benedetto la sua faretra, prese la mira e tirò una salva di frecce in direzione degli altri diavoli uncinati, ma le punte di ferro si infransero sul loro durissimo rivestimento naturale. Vedendoli sopraggiungere con le bocche contorte in una smorfia beffarda, estrasse il corto wakizashi e, pronunciando una preghiera di consacrazione, si preparò ad ingaggiare in corpo a corpo. Sapeva che la sua vita avrebbe avuto fine sul campo di battaglia, e forse il giorno era proprio quello giusto.
Di Rast, nel frattempo, non vi era più alcuna traccia.
"Sono pronto.", esclamò Cluracan alzandosi in piedi, lo sguardo fermo e deciso. "Selune mi ha accordato nuovi poteri per correre in aiuto dei nostri compagni."
"Ottima notizia, andiamo dunque.", Ken adagiò il cadavere di Daeron in una delle bare di pietra ancora integre, poi si avvicinò al sacerdote.
"Che la luce della Vergine d'Argento sia guida fra le tenebre!", e di nuovo un fascio di fulgore argenteo li inghiottì.
Lo spettacolo che si parò loro innanzi non appena si rimaterializzarono sull'isolotto era sconcenrtante: fiamme innaturali stavano ancora bruciando una porzione del tempio, una immensa creatura alata dai lineamenti draconici era intenta ad osservare qualcosa sul tetto dell'edificio volgendo le spalle, e dall'interno proveniva clangori e lamenti sinistri. Il senso di colpevolezza per quanto stava succedendo travolse ancora una volta il chierico. Avevano commesso un altro errore, non avrebbero mai dovuto separarsi. Per fortuna, l'innato istinto da combattente di Ken lo aveva già spronato all'azione, scuotendo il compagno dalle sue esitazioni.
"C'é un promontorio sulla destra del tempio, lo vedi Cluracan?"
"S... sì."
"Bene, raggiungilo e preparati a portarci via da qui. Io vado a recuperare gli altri. E a farla pagare a chi di dovere."
L'urlo del monaco arcano riempì l'aria, mentre i suoi muscoli e la sua struttura fisica aumentavano a dismisura, e uno spruzzo di polvere di diamanti fuoriuscì dalla sacca degli incantesimi depositandosi poi sulla sua pelle, che si indurì come roccia: il diavolo cornuto si voltò nella sua direzione, ma poche falcate e un rapido balzo sul tetto dell'edificio furono sufficienti a pararglisi dinanzi. Una rapida occhiata gli permise di distinguere la sagoma di Onikage al suolo, quasi completamente devastato dall'arma del suo impari avversario: un fiotto continuo di sangue gli sgorgava dal petto, che i suoi poteri di rigenerazione stavano tentando di rimarginare senza successo. Digrignando i denti, Ken sollevò le braccia e calò sul corpo della creatura un singolo, possente pugno. Poi un altro. E un altro ancora, aumentando la velocità. Cercò un punto vitale nel tentativo di stordirlo. Incanalò energia magica nei suoi attacchi, ricoprendone il cranio di brina ed elettricità.
Ma nulla lo scalfì.
Ansimando, Ken si ritrasse di poco. Si era ferito leggermente le mani scontrandosi con la corazza scagliosa che ricopriva l'essere. Quest'ultimo, in tutta risposta, scrollò leggermente la testa e guardò il monaco, le fauci serrate in un sorriso sarcastico: imitando le movenze del suo assalitore, menò un fendente con la frusta chiodata che venne in parte bloccato. Il tessuto epidermico del monaco, reso più resistente dalla magia, non riuscì tuttavia ad assorbire del tutto i danni inferti dal diavolo: ad ogni nuova frustata lunghi squarci scarlatti si aprivano sul petto, sulle braccia, sulle gambe, dovunque la serpeggiante catena di anelli acuminati riuscisse a posarsi. Tentò di rispondere ai colpi al meglio delle sue possibilità, invano, mentre la catena gli strappava grugniti di dolore e lembi di pelle.
Onikage si riprese lentamente: era ferito in maniera grave ma ancora vivo, mentre la lacerazione provocata dalla coda del mostro non accennava a cicatrizzarsi. Ancora soggiogato dal dolore, vide Ken affrontare il diavolo che ora gli volgeva le spalle: sfruttò la situazione per immergersi tra le ombre e ricomparire davanti l'entrata del tempio, sulla quale vide stagliarsi due figure. Kasumi? Cheng? Una mano si protese verso di lui.
Ma era una mano artigliata, di colore verdastro e ricoperta di uncini. Nonché di liquido rosso.
Il terzetto di umanoidi ripugnanti uscì allo scoperto, con i ganci intrisi di sangue e brandelli di carne. Era stato un massacro.
Tornò sul tetto rendendosi di nuovo visibile, a distanza dal diavolo cornuto ma accertandosi che il suo compagno potesse vederlo: quando incrociarono i loro sguardi, il monaco arcano fece un cenno indicando l'ingresso del santuario. L'ombra danzante scosse la testa. Con un grugnito di rabbia, Ken spinse di lato il diavolo cornuto e iniziò a correre verso il ciglio. Passando accanto ad Onikage gli sussurrò: "Cluracan si trova sul limitare del promontorio dietro di te. Corri, ci tirerà fuori di qui.", quindi balzò giù dal tetto e atterrò con un rumoroso tonfo sul terreno roccioso dell'isola.
Il mostro, furente, si avventò sulla tenebra ma, prima che potesse sferrare il suo attacco, quest'ultima era già svanita: le ombre l'avevano trasportata svariati metri più avanti, la poteva scorgere mentre correva in direzione di un altro umanoide in lontananza, e un istante dopo aveva ridotto ulteriormente la distanza. Con un grido, spalancò le enormi ali da pipistrello e si avventò contro la creatura pallida in piedi sulle sponde orientali dell'isola, seguita a terra dai suoi infernali alleati e, quando fu a portata di tiro, fece saettare la sua lunga catena in direzione del sacerdote di Selune. Quest'ultimo era già pronto a ricevere il colpo, ma il possente braccio di Ken si inserì sulla traiettoria all'ultimo istante, lasciando che gli anelli acuminati gli si avvolgessero intorno. Poco dopo, Onikage comparve alle spalle del chierico e gli posò una mano sulla spalla: "Sono qui, Cluracan.", disse.
"E Cheng... Kasumi... Rast?", chiese il servitore della Vergine d'Argento.
"Rast è scomparsa dopo essere stata attaccata da quegli esseri. Per gli altri... è troppo tardi. Dobbiamo fuggire."
Il tempo sembrò congelarsi. Altri due compagni... morti a causa della loro imprudenza. Il presagio si era avverato nel più orribile dei modi.
"CLURACAN! PORTACI VIA DA QUI!", incalzò Ken. Non avrebbe resistito per molto all'assalto del diavolo cornuto, e gli altri tre esseri stavano guadagnando terreno.
"Che la luce della Vergine d'Argento sia guida fra le tenebre!"
Un lampo d'argento, poi la catena chiodata si ritrovò a stringere soltanto l'aria e cadde al suolo. Il ruggito di rabbia dell'essere arrestò il trio di diavoli uncinati, facendoli rannicchiare al suolo intimoriti, e il suo tonante riverbero fece increspare le acque scure del Lago delle Ombre.
Aria fresca. Erano di nuovo fuori, all'imbocco delle cripte di Dordrien. Cluracan crollò in ginocchio: prima Daeron, ora Cheng e anche Kasumi... tutti deceduti. E lui cosa aveva fatto per impedirlo? Nulla, assolutamente nulla...
"Quelle creature uncinate li hanno fatti a pezzi.", esordì Onikage. Si era appoggiato alla parete del mausoleo più grande, sedendosi: pur restando parzialmente nascosto tra le ombre, le sue capacità di rigenerazione non riuscivano a rimarginare la ferita che il diavolo gli aveva aperto sul petto.
"Sei stato fortunato, Ken: ho visto che quello grosso ha tentato di infilzare anche te con la sua coda. Un attimo di esitazione in più, e ora avresti anche tu questo bel souvenir.", disse scoprendo la parte danneggiata che pulsava in maniera grottesca.
Il sacerdote si alzò e diede un'occhiata: "E' un taglio profondo, mirato alla perfezione. Ancora un centimetro e ti avrebbe perforato il cuore.". Le sue abilità di guaritore gli permisero di arginare il riflusso di sangue: il resto lo fece il fisico di Onikage, il quale in questo modo riuscì a riprendersi in poco tempo.
"Mi stupisci sempre di più, Cluracan, anche se pare evidente che tu non sia troppo contento di dovermi annoverare fra i superstiti."
Cluracan non rispose: si limitò a rivolgere all'ombra danzante un'occhiata piena di disprezzo e si voltò.
"Dannazione...", Ken aveva appena sferrato un pugno alla dura corteccia di un albero vicino, le cui nude fronde tremarono. "Era forte... fortissimo... non sono riuscito a fargli nulla..."
"Naturale. Era un diavolo e, a quanto ne so, i diavoli non sono certo esseri da poter affrontare a mani nude. Io stesso sono stato un folle a pensare di poterlo sfidare, ma l'ho fatto solo per guadagnare tempo.", puntualizzò di rimando Onikage, intento a sistemare le proprie vesti lacere.
"Cosa!? Un diavolo...?", gli occhi di Cluracan erano nuovamente puntati su di lui. Poco distante, anche Ken lo stava osservando incredulo. "Come fai ad esserne certo?"
"E' stata Rast a dirmelo: ha percepito la loro presenza all'esterno del tempio e li ha affrontati, ma hanno cominciato a tempestarci di stregonerie e io ho pensato di attirare quello più grosso lontano da lei, sul tetto. Non l'ho più vista da allora."
Un velo di silenziò calò sui tre avventurieri. Drow, non morti, giganti, kuo-toa... e adesso persino alcuni tra i più forti combattenti delle legioni abissali sbarravano loro la strada. Quale potenza possedevano le forze in moto nel Sottosuolo? Il buon esito della missione comandata da Randal Morn pareva sempre più difficile da raggiungere...
La resistenza del suddetto albero venne di nuovo messa alla prova dalle nocche di Ken, e questa volta il tronco scricchiolò pericolosamente: "Diavoli... creature infernali... è per questo che sono qui. E' per questo che mio padre mi ha generato: per spazzare via dalla faccia della terra l'immonda progenie degli abissi!". Un altro pugno frantumò buona parte del tegumento, spargendo schegge in tutte le direzioni. Le parole dell'uomo erano giuste e virtuose, ma ben pochi avrebbero dato loro credito osservando i lineamenti della figura nascosta dal pesante cappuccio calato sulla testa: le deformazioni e le cicatrici che il bacio di Loviatar gli aveva procurato non lo rendevano tanto dissimili agli esseri che sosteneva di voler abbattere, e nessuno poteva sapere quanto in profondità fosse già penetrata la corruzione della Fanciulla del Dolore.
Lo sguardo del monaco si posò su due oggetti che caddero ai suoi piedi: i guanti di Onikage, strappati ad una guardia nera contro cui avevano combattuto prima di attraversare Szith Morcane, in grado di conferire una grande forza al suo utilizzatore.
"Questo cosa significa?", chiese rivolgendosi con freddezza all'ombra danzante.
"Prendili, ho deciso di cederli a te.", rispose Onikage.
"Ma davvero? Eppure mi sembra di ricordare che li avessi reclamati per te senza troppi complimenti. A cosa devo questo improvviso scatto di generosità, se così lo posso chiamare?"
Era vero: la tenebra aveva scelto di impadronirsi dei guanti senza prendere neppure in considerazione la possibilità di dividerli con il resto del gruppo.
"Non ho certo intenzione di negarlo, ma da allora sono cambiate molte cose e adesso è necessario enfatizzare le nostre capacità individuali visto che siamo rimasti da soli."
A queste parole, Cluracan ebbe un sussulto: "E' ancora possibile resuscitare Daeron, e non è affatto detto che Rast ci abbia abbandonati!"
Tuttavia, pur rifiutandosi di ammetterlo, a sua volta nutriva poca fiducia nelle parole che aveva appena pronunciato. Onikage si limitò a lanciargli un'occhiata sfuggente, quindi riprese il suo discorso.
"E' necessario organizzarci meglio, ora come ora l'esito delle battaglie è stato affidato troppo al caso oppure alle abilità individuali. Ma siamo un gruppo, e da questo dobbiamo trarre forza. Sul campo di battaglia, Ken, sei di gran lunga il più forte e l'unico in grado di fronteggiare faccia a faccia mostri tanto potenti; io posso darti supporto accerchiando e ostacolando gli altri nemici, mentre Cluracan possiede una vasta gamma di incantesimi sia offensivi che difensivi e dovrebbe evitare di scendere in mischia. Insomma, serve una pianificazione generale più accurata."
Ken si chinò a raccogliere gli oggetti: "Il tuo ragionamento mi sembra sensato, ma così non andrai a perderci?"
"Quello che ti sto proponendo è uno scambio, non un regalo."
Il monaco arcano esitò: "Cos'é che vorresti per te, dunque?"
"La tua spada, che non ti ho visto mai utilizzare. D'altronde è normale: le tue capacità ti permettono di canalizzare l'energia magica nei pugni, non attraverso le armi. Io invece potrei farne un utilizzo nettamente migliore."
L'arma in possesso di Ken era una lama intrisa di una forte potenza mistica: qualora l'utilizzatore lo desiderasse, era possibile impiegarla per bloccare con maggiore facilità i colpi nemici.
"E...", proseguì Onikage.
"Non hai ancora finito?"
"...voglio proporti di barattare il tuo anello di protezione con il mio. La capacità di tramutare la pelle in pietra, la costituzione e la forma fisica che possiedi, nonché la maggiore esperienza in combattimento ti permettono di schivare ed incassare i colpi con più efficacia. Io invece non posso paragonarmi a te sotto questo aspetto, senza contare che la mia natura mi permette di trarre vantaggio dalla protezione delle tenebre ma, una volta esposto alla luce...", e così dicendo si spostò in una zona rischiarata dai pochi raggi del sole che filtravano dalle nuvole cineree. Immediatamente, la coltre di oscurità che turbinava di continuo attorno al corpo dell'ombra danzante svanì, lasciando il posto ad una figura umana dalla carnagione smunta avvolto in pesanti abiti neri. "...torno ad essere un normale essere umano, con tutti gli svantaggi che ne conseguono."
Ken prese qualche istante per riflettere: la sua spada lo aveva accompagnato per tanto tempo ma, in effetti, non aveva mai avuto la necessità di adoperarla con frequenza. Riteneva i propri poteri più che sufficienti ad avere ragione dei suoi avversari e quei guanti della forza lo avrebbero aiutato ad espanderli ulteriormente...
"E sia,", concluse infine. "accetto lo scambio. Ma bada che se stai tramando qualcosa non esiterò a riprendere ciò che è stato mio. Dal tuo cadavere."
Onikage abbozzò un sorriso, raccogliendo l'equipaggiamento di Ken: "Lieto di poter contare sulla tua fiducia."
Un lento battere di mani si udì d'improvviso nell'aria, cogliendo di sorpresa i tre avventurieri. Con estrema tranquillità, Rast fuoriuscì da dietro l'albero percosso da Ken: "Ottima dimostrazione di cameratismo, ma non credete sia poco opportuna? Avete ancora un compagno da resuscitare, se non ricordo male."
"Guarda guarda,", rispose l'ombra danzante inguainando la spada. "e tu dov'eri finita?"
"Ho i miei metodi per sfuggire alle situazioni più pericolose. E' vero, quale emissario del dio Tempus uno degli onori più grandi cui potrei aspirare è quello di venire uccisa in battaglia, ma ho anche una missione ben precisa da compiere. Come voi, del resto. E l'insuccesso non è contemplato tra le alternative a mia disposizione, men che meno se per mano dei nostri nemici più odiati."
La donna si guardò rapidamente intorno: "Piuttosto... non manca qualcuno?"
Cluracan strinse con fermezza il simbolo sacro che portava al collo: "Kasumi e Cheng sono morti e non siamo riusciti a recuperarne i cadaveri. Uccisi dalle creature ricoperte di uncini."
"Capisco...", proseguì Rast con voce grave. "erano diavoli uncinati o hamatula, estremamente pericolosi da combattere da soli, ma in gruppo addirittura... non è stato un combattimento, è stato un suicidio."
Il chierico distolse lo sguardo: il vuoto che avvertiva nell'anima lo stava facendo sprofondare in una voragine senza fondo.
"E il Cornugon, l'orrenda bestia squamosa... quelli della sua razza rivestono il ruolo di generali degli eserciti infernali, sono guerrieri instancabili e non arretrano mai neanche dinanzi agli avversari più potenti. Anch'io ho sopravvalutato di gran lunga le mie capacità, accecata dall'odio che nutro per mostri del genere: affrontarli faccia a faccia in maniera diretta è, allo stato attuale delle cose, un'impresa disperata."
"Cosa proponi di fare, dunque?", chiese Ken. I suoi pugni si aprivano e si chiudevano di continuo dalla rabbia e dalla frustrazione.
"Devo riflettere, non sono in grado di darti una risposta adesso.", concluse la donna, rivolgendosi poi al monaco ed al sacerdote. "Voi invece? Il viaggio a Dagger Falls com'é andato?"
Il tono era ovviamente sarcastico: sapeva bene che separarsi era stato un grosso sbaglio.
"Non ci siamo mai arrivati.", asserì Cluracan. "Selune mi ha inviato una visione appena giunti in superficie: grazie ad essa sono riuscito ad intuire il grave pericolo che stavate correndo e siamo tornati in prossimità del tempio."
Nel frattempo, Ken era entrato nel mausoleo e aveva nuovamente adagiato sulle proprie spalle il corpo di Daeron: "Non credo ci sia altro da aggiungere, oramai. Incamminiamoci verso Dagger Falls, dobbiamo avvertire Tunfer e tentare di riportare in vita il nostro compagno."
Il viaggio verso la cittadina fu tedioso ma tranquillo: nessuno degli avventurieri disse una parola, tutti restavano chiusi nel silenzio dei loro pensieri.
Giunti a un centinaio di metri, Onikage si arrestò: "Procedete, ci rivedremo qui fuori domattina."
"Che novità è mai questa?", domandò Cluracan. "Per quale motivo vuoi allontanarti?"
"Come giustamente ha sottolineato Rast, ognuno è qui per uno scopo preciso. Ho delle faccende da sbrigare che non riguardano voi, e non credo di essere mai stato tanto simpatico al ministro del tempio di Tyr."
"E come possiamo essere sicuri che non approfitterai dell'oscurità per fuggire, o... peggio?", insinuò Ken.
"Temo che dovrete farvi bastare la mia parola."
"La parola di un servo di Shar...", ringhiò il sacerdote.
"La parola di un vostro compagno.", concluse l'ombra danzante indietreggiando, e in un attimo svanì nella notte.
Tutto accadde come Cluracan aveva già visto nella precedente visione: le espressioni turbate delle guardie e degli abitanti, il lungo tragitto dai cancelli al tempio, l'atmosfera tetra che aleggiava tutt'intorno... fatta eccezione per un particolare non trascurabile. Per quanto la notizia della morte di Daeron avesse già serpeggiato tra le strade di Dagger Falls, gli occhi di tutti erano puntati su Rast: l'aura di benevolenza che irradiava veniva percepita con maggiore intensità dai popolani, ma nessuno poteva intuire cosa sarebbe successo una volta giunti davanti al santuario del Dio Giusto.
Gli officianti che fuoriuscirono per accogliere i visitatori si arrestarono di colpo dinanzi alla donna, arretrarono di qualche passo e si prostrarono profondamente al suo cospetto, trattenendo a stento esclamazioni di meraviglia: "Angelo! E' un angelo!". Un folto gruppo di locali si era radunato all'esterno della chiesa, interrogandosi sull'accaduto. Ken e Cluracan erano stupefatti, e soltanto l'arrivo di Tunfer pose fine al piccolo tumulto che si era creato.
"Largo, fate largo! Cosa sta succedendo qui...?"
Il saggio ministro incrociò lo sguardo di Rast, quindi si inginocchiò a sua volta: "Mia signora! Riconosco il simbolo di Tempus sul vostro petto! Ordunque persino il Signore delle Battaglie ha ritenuto opportuno inviare uno dei suoi ambasciatori più autorevoli su Toril! Ignoravo che il pericolo incombente fosse di una tale entità, e di ciò faccio ammenda..."
"Apprezzo il vostro rispetto, diacono Tunfer, ma sono costretta ad accelerare le deferenze di rito per portare la vostra attenzione su una questione più importante.", così dicendo, Rast si spostò cedendo il passo ai suoi compagni. "Credo dobbiate discutere delle recenti tragedie accadute nel Sottosuolo."
Tunfer riconobbe immediatamente il corpo trasportato dal monaco arcano. La sua espressione si indurì: "Entrate, e raccontatemi tutto."
Gli altri sacerdoti rimasero all'esterno dell'edificio per calmare la folla, esplosa di gioia dopo aver intravisto un barlume di luce e di speranza: "E' un angelo! Un deva! Tempus ha inviato un deva per proteggerci!"
Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 18:38 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.
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Chi è abbastanza vecchio da aver trascorso la propria infanzia abbracciato alla plastica marrone del glorioso Commodore 64 non può non ricordare la leggendaria saga di The Bard's Tale, una gloriosa trilogia di giochi di ruolo prodotti dalla Interplay Entertainment e dal genio di Michael Cranford: azione, avventura e una generosa dose di ironia ci hanno accompagnati lungo le strade di Skara Brae, una tranquilla cittadina stretta in una morsa di nevi perenni dal perfido stregone Mangar, oppure alla ricerca di un modo per riforgiare il mitico Scettro del Destino, un artefatto di incredibile potere a lungo bramato dall'arcimago Lagoth Zanta, o ancora impegnati ad affrontare le armate di Tarjan, il Dio Folle.
In tanti hanno sperato a lungo che qualcuno riprendesse a narrare le gesta della compagnia di eroi di The Bard's Tale dopo che il team di sviluppo si sciolse, e oggi Brian Fargo, all'epoca amministratore delegato della Interplay, ha finalmente esaudito le richieste delle migliaia di appassionati che ancora oggi continuano a giocare e rigiocare tutti gli oramai ventennali episodi anche se, per motivi di diritti, la sua neonata inXile Entertainment ha potuto sfruttare soltanto il titolo originale del franchising: tutto il resto, dai nomi dei mostri alle ambientazioni, per il momento rimane di esclusiva proprietà della Interplay.
Per venire incontro ai gusti dei videogiocatori moderni, questa nuova incarnazione di The Bard's Tale si sviluppa come un classico action/RPG stile Champions of Norrath o Baldur's Gate: Dark Alliance, e non è un caso che abbia citato questi due in particolare: il motore che fa muovere il nostro Bardo e tutto il mondo che lo circonda è infatti una versione riveduta e corretta di quello di BG:DA e CoN messo a punto a suo tempo dagli Snowblind Studios, che pure in questo caso svolge i suoi doveri in maniera eccellente seppure, occasionalmente, qualche bug di troppo faccia sospettare che forse la inXile avrebbe potuto spendere un po' di tempo in più per apportare adeguati miglioramenti.
All'inizio dell'avventura è possibile personalizzare il proprio Bardo: a seconda della difficoltà scelta avremo 4, 6 o 8 punti per ciascuna delle abilità di base (Forza, Vitalità, Fortuna, Destrezza, Carisma e Ritmo), che di conseguenza influiscono sulla versatilità del personaggio (la Forza migliora il danno corpo a corpo, la Destrezza quello a distanza, il Ritmo incide sulla potenza delle evocazioni prodotte dalla musica bardica e così via), più altri 12 punti da distribuire così da confezionare un alter ego adatto alle nostre necessità. Inoltre, è essenziale acquisire anche un talento che, in perfetto stile D&D, concederà al Bardo determinate competenze aggiuntive, dalla capacità di brandire armi a due mani a quella di stordire gli avversari con lo scudo. Al raggiungimento di ogni nuovo livello d'esperienza riceveremo 2 punti aggiuntivi da assegnare alle abilità e un nuovo talento, il cui elenco diverrà sempre più nutrito col passare del tempo.
Il gioco in sé, di primo acchitto, è una copia perfetta dei succitati titoli della Snowblind: i quattro tasti frontali del pad dell'Xbox vengono sfruttati per attaccare con l'arma impugnata, parare, interagire con oggetti o PNG e saltare. A differenza dei suoi predecessori "spirituali", tuttavia, premendo il pulsante addetto alla parata non vedremo il nostro Bardo chiudersi in una posizione di difesa totale e inespugnabile ma bensì compiere soltanto un breve movimento di difesa, dunque sarà indispensabile sincronizzare quest'ultimo con i colpi nemici per evitare di finire trucidati dagli stessi. La gestione dell'equipaggiamento e degli incantesimi di evocazione generati dalla nostra musica è affidata ai due grilletti laterali: tramite il sinistro accederemo ai vari tipi di armi disponibili selezionandole poi con i tasti principali, e in maniera analoga procederemo col destro per la scelta delle creature da evocare. Tutto ciò avviene in tempo reale, dunque è importante pianificare almeno in minima parte le proprie azioni per evitare di giungere impreparati ad uno scontro impegnativo. Ottima l'idea di convertire armi e armature obsolete direttamente in denaro quando si recupera un'attrezzatura migliore, azzerando di fatto tutti i problemi di inventario che costringono in genere a regolari andirivieni dai dungeon alle città e viceversa. Di negativo c'é da rimarcare una gestione della telecamera non proprio perfetta: non sono ancora riuscito a trovare un'inquadratura che mi permetta di giocare senza muovere di continuo la levetta analogica destra del pad, e le "riprese" sembrano un po' più ravvicinate rispetto alla prospettiva adottata da BG:DA e CoN, generando parecchia confusione quando lo schermo si riempie di mostri, esplosioni e creature evocate. Inoltre il Bardo non è sempre tempestivo nel rispondere alle sollecitazioni del giocatore, cosa alquanto problematica nelle situazioni che richiedono estrema prontezza di riflessi. Dulcis in fundo, l'avventura è "one player only": una modalità cooperativa sarebbe stata apprezzabile e ne avrebbe di sicuro aumentato la longevità, che già di suo non sembra essere tanto elevata, ma purtroppo non è stata implementata.
The Bard's Tale quindi, quanto a meccaniche di gioco, non aggiunge nulla di nuovo alla categoria: tuttavia, ciò che gli consente di emergere alla grande dalla caterva di titoli simili che lo hanno preceduto è la personalità del Bardo, l'eroe più sarcastico e menefreghista che sia mai esistito. Dotato del graffiante accento inglese di Cary Elwes, indimenticabile protagonista di film quali La Storia Fantastica (di cui ho intenzione di parlare a breve, visto che ho finalmente avuto l'occasione di guardarmelo dall'inizio alla fine) e Robin Hood - Un Uomo in Calzamaglia, il nostro caro Bardo non è affatto mosso all'avventura da propositi nobili quali debellare il male e salvare il mondo, anzi: tutto ciò che gli importa è riempirsi le tasche di soldi e le mani di polposa carnazza femminile, preferibilmente in maniera rapida e non troppo complessa. Il suo spirito dissacrante, che riflette quello di Fargo e del suo team, si prende gioco a ogni pié sospinto di tutte le convenzioni e i cliché propri dei giochi di ruolo e del fantasy in generale: ci troveremo spesso a sentirlo litigare con la voce narrante, a domandarsi perché le principesse prigioniere si trovano sempre sulla cima di altissime torri e non nei sotterranei, a discutere con un abitante del villaggio contro cui è andato a sbattere troppe volte (e che lo perseguiterà per tutta la durata del gioco, pretendendo le sue scuse) in un crescendo di situazioni comiche e paradossali. Molti puristi si sono lamentati dell'eccessiva goliardia presente nel titolo della inXile, ritenendola alquanto fuori luogo e poco rispettosa dell'originale: dal canto mio, invece, posso dire che il Bardo si è prepotentemente piazzato nei primi posti dei miei personaggi preferiti di sempre e che ritengo la demolizione degli stereotipi triti e ritriti proprio la giusta ventata di freschezza che serviva al genere per rinnovarsi. Per finire, musica ed effetti sonori non sono sconvolgenti ma si lasciano ascoltare con piacere.
La versione da me provata è per Xbox, leggermente migliore sul piano grafico di quella per PS2: entrambe sfortunatamente condividono un fastidioso sfasamento tra i sottotitoli e le parole dei personaggi, con i primi che spesso scorrono più in fretta di quanto non debbano.
Non resta dunque che godersi The Bard's Tale per tutta la sua durata, confidando in un probabile sequel che corregga i piccoli difetti che affliggono questo primo episodio e, magari, di un ipotetico rilevamento dei diritti anche sui nomi originali che consenta un legame più profondo con i tre storici RPG, al di là di qualche riferimento leggero che i fan sfegatati non mancheranno di cogliere. D'altronde, il successo che il gioco ha ottenuto in America e che si stia preparando per sbarcare anche in Europa e in Asia dovrebbe essere un chiarissimo indice del fatto che il Bardo è tornato con tutti i crismi, ed è qui per restare.
Giudizio finale: 7 1/2
(ma il Bardo e certi elementi della storia meritano 10 e lode)
GALLERIA DI IMMAGINI (cliccabili)


Onikage giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 11:50 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.
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