giovedì, 12 ottobre 2006

Tag associati: racconti, iron heroes

I Predatori - Parte II

Dopo un bel po' di tempo, torno a postare qualcosa sul blog: più precisamente, trattasi della seconda parte del racconto ambientato nel mondo creato da Michele per la nostra futura campagna di Iron Heroes. In questo capitolo scopriamo qualcosa di più dei nostri eroi, della missione che sono stati incaricati di portare a termine e del vero volto del villaggio in cui sono giunti. Buona lettura!


“Sei sicuro?”, chiese l’uomo pallido con la fascia nera sulla bocca, rivolto al compagno con la veste rossa. Questi girò appena il volto verso di lui, senza aprire gli occhi. La sua voce risuonò carica di astio, scaturito forse da un dolore a malapena tenuto a bada.
“Certo! Proviene da qui. E’ così forte che dovreste sentirlo anche voi...”
Lo straniero in armatura nera inspirò con forza, gonfiando il petto.
“No. Io sento solo l’odore di vacca ben cotta... Ugh! Ne mangerei una intera... Ahhh... Che fame spaventosa.”
Così dicendo smontò da cavallo, rapido ma con la grazia di un muro che crolla. Il suo cavallo sembrò espandersi come una palla di gomma compressa a lungo.
“Inghiotti qualunque cosa si trovi là dentro...”, proseguì a stento l’infermo. “... e morirai ululando in mezzo alle tue viscere...”
Anche gli altri smontarono. Il barbuto aiutò il compagno sofferente che, una volta sceso a terra, sembrò vacillare per un istante, prima di riuscire a raddrizzarsi. Ora che era in piedi, rivelò la sua altezza, superiore ai due metri, che però non bastava ad annullare l’aria di infermità e dolore che lo circondava. I suoi capelli, lunghi e neri, con riflessi blu nella luce calda del sole, piovvero come olio denso sulla sua schiena. Intorno alla fronte, coperta di goccioline di sudore, portava una sottile fascia di cuoio nero, priva di decorazioni. La sua pelle era pallida quasi quanto quella del suo compagno bendato di nero, ma con una sfumatura malsana, grigiastra anziché innaturalmente azzurra.
“Quella fera non ci voleva...”, sussurrò, sorridendo imbarazzato mentre guardava negli occhi il compagno che lo aiutava a tenersi in piedi.
“Rischi del mestiere... Praedatores sumus, no?”, rispose l’uomo, la cui barba brillava di riflessi argentei, così come la sua pesante treccia, lunga fin quasi al polpaccio. “E poi... ci hai salvati tutti...”, proseguì.
“Sì, ma ora sono ... un po’ scarico, ecco...”.
L’uomo in armatura si avvicinò ai due, con un sorriso perfido. Il suo volto squadrato e scuro sembrava null’altro che una rozza scultura su una testa tonda, lucida e priva di capelli. Quasi a compensare questa mancanza di qualsivoglia eleganza nei lineamenti, la superficie lucida del cranio era percorsa da sottili e raffinati tatuaggi di vari colori.
“Io ve l’avevo detto subito di lasciar fare a me... Un colpo della mia spada avrebbe staccato la zampa di quella fera e le avrebbe insegnato la differenza tra il cibo e gli Imperiali...”
“Certo, Akhmad...”, intervenne l’uomo dalla pelle bianca. “Ma la tua armatura non può nulla contro il fuoco di un draco... Se non fosse stato per l’Arte di Athracus adesso saresti croccante fuori e morbido dentro, come una bella focaccia di carne...”
“Mmmmmmhhhh! E non nominare le focacce, sadico!”
“Sei grasso e lento...”, lo incalzò l’altro socchiudendo gli occhi sopra la benda nera.
“Ti faccio vedere io chi è lento, bambina...”, esplose il colosso, sparando il suo volto come una palla di cannone ad un centimetro dal naso dell’interlocutore. Il barbuto, con lo sguardo duro quanto il ghigno che gli tagliava la faccia, li interruppe.
“Basta. Concentrati. Ognuno sa quello che deve fare. Athracus, intervieni solo se ci stanno sterminando. Non voglio che l’Ordine ci chiami ad Achaion per giustificarci della perdita di un Arcano in questo villaggio ai confini del Creato.”
“Ovvio...”, rispose l’uomo con la tonaca rossa. Il barbuto proseguì, rivolto all’uomo in armatura. “Akhmad, lega il tuo cavallo... Sai che non regge queste cose...”
“Eh... già, il pisciasotto...”, aggiunse l’uomo con la benda nera.
“Che l’Imperatore ti inchiodi!“, sbottò rabbioso Akhmad, fulminandolo con lo sguardo, mentre legava le redini del suo cavallo al palo orizzontale appositamente collocato davanti alla baracca. L’animale lo fissò con aria mesta.
Senza altre parole, il barbuto ed il colosso di nome Akhmad si diressero verso l’ampia porta a due battenti che costituiva l’entrata, gettando un’occhiata inutile alle ampie finestre, polverose e scure, che la fiancheggiavano. Athracus li seguì, dopo essersi rimboccato le ampie maniche, scoprendo due avambracci lunghi e nerboruti, ma straordinariamente pallidi. Il quarto uomo, invece, si addentrò nel vicolo tra la mensa ed una baracca accanto, svanendo come inchiostro assorbito da un foglio nero.

La pesante porta di legno si spalancò con lo spostamento d’aria di un’esplosione. Solo per volontà della Madre non travolse alcuno dei minatori che si trovavano nelle sue vicinanze, pazientando nella lunga fila che portava fino al bancone dove veniva servito il pasto. L’apparizione sulla soglia del gigante coperto di metallo nero, alto quasi due metri e largo come il petto di una hydra, con le braccia distese verso il basso ed i pugni chiusi coperti di spine metalliche, sembrò avere l’effetto di fermare il tempo. Una dozzina di grossi tavoli e ancora più panche. Vassoi, ciotole, piatti, brocche e boccali su ciascuno di essi. Forme di pane e di polenta, pezzi di formaggio, grandi bistecche, sformati, arrosti, salse, frutta, funghi e verdure di ogni tipo, acqua, birra e composte. Decine di volti scuri e sporchi, decine di occhi sbarrati, decine di mani bloccate sulla strada dal piatto alla bocca. Solo il silenzio, già sovrano pressoché assoluto, continuò ad aleggiare indisturbato nella grande sala come un fantasma indifferente. Akhmad si guardò intorno con espressione feroce, senza avere però l’impressione di cercare altro che la possibilità di un improbabile attacco da parte di quei minatori. Dietro di lui, il barbuto sembrava un nano. I suoi occhi, però, sfrecciarono per l’ampio locale con ben altra intensità e capacità di valutazione. Il suo sguardo, infatti, dopo un rapido giro d’ispezione si fermò su un tavolo in un angolo. Un solo uomo era seduto a quel tavolo, mentre gli altri erano occupati in ogni centimetro possibile. L’uomo, grande e grosso, non aveva né la pelle scura color della terra dei figli della Luna, né l’opaca tunica aderente da minatore. La sua pelle era di un grigio malsano, sporco. I suoi abiti erano poco più che stracci, che lasciavano scoperte parti del petto sudicio ed entrambe le braccia grasse e tremolanti. L’uomo non aveva smesso di mangiare, né si era voltato a guardare i nuovi arrivati.

“Là”, lo indicò Athracus, più che altro a beneficio di Akhmad, che ancora si limitava a fissare in cagnesco gli attoniti minatori. Il gigante in armatura si voltò fulmineo e fece per avanzare verso quel tavolo isolato, ma l’uomo barbuto lo trattenne afferrando lo spallaccio a guscio di tartaruga e bisbigliando: “Buono, Akhmad... Seguiamo le regole...”, poi fu lui ad avanzare con passo cauto e guardingo verso il grassone seduto al tavolo, senza perderlo mai di vista. I suoi due compagni lo seguirono a tre passi di distanza. Akhmad continuava a lanciare sguardi tremendi in tutte le direzioni, sguardi che sembravano avere il potere di paralizzare chiunque li incrociasse. Nessuno dei minatori sembrava intenzionato a muovere un muscolo. Sembravano incatenati da una strana apatia. Anche la lunga fila di coloro che attendevano di ricevere le loro vettovaglie si era fermata, con gli uomini incaricati della distribuzione fermi con forchettoni e mestoli bloccati a mezz’aria.

Man mano che i tre si avvicinavano al tavolo, il loro sguardo poteva cogliere con maggiori dettagli la visione che si presentava davanti a loro. Il grassone seduto continuava a mangiare di gusto, commentando il suo evidente godimento delle prelibatezze a sua disposizione con bavosi gorgheggi e mugugni espressivi. Non sembrava prestare la minima attenzione ai nuovi arrivati. A differenza degli altri commensali sparsi per la sala, l’uomo si era fatto riservare un trattamento del tutto speciale. Buona parte del tavolo davanti a lui era infatti letteralmente ricoperto di una poltiglia rosa di carne freschissima, tutt’altro che cotta, all’interno della quale l’occhio era attirato da inequivocabili frammenti, rivelatori della natura del pasto.
“E’ lui... L’odore è sempre più forte... E’ uno strigo potente...”, disse Athracus, con voce quasi priva di sostanza e di forza.
Giunto a cinque passi di distanza dall’orrendo desco, il trio si fermò. L’uomo barbuto continuò ad osservare l’osceno mangiatore, mentre Athracus, che sembrava ondeggiare ed ansimava con una frequenza crescente, scrutava corrucciato il mucchio di carne sanguinolenta. Akhmad si era chinato leggermente in avanti e di lato, cercando di incrociare lo sguardo del grassone con aria provocatoria, ma senza risultato. Tutto ciò che potevano scorgere era la testa china in avanti dell’uomo, la sua chierica grigia circondata da radi ciuffi di capelli appesantiti da sudore rancido e sangue. L’intero volto e le mani dell’uomo erano ricoperti di sangue, per quello che potevano vedere.
Il barbuto non diceva niente. Si limitava ad osservare ed aspettare, con le braccia distese lungo i fianchi e le mani a poca distanza dall’elsa delle due lame che portava alla cintura. Fu Athracus a parlare per primo, sussurrandogli da dietro: “Ashalyon, quell’anello...”. Il barbuto aveva già notato l’anello semisommerso nella poltiglia di carne, sul tavolo, per cui si limitò a fare un cenno di assenso con la testa. Una semplice fascetta dorata, con inciso un sole stilizzato.
“Possiamo evitare di cercare il funzionario imperiale...” bisbigliò di rimando.
L’uomo dalla barba e dalla lunga treccia inspirò profondamente, raddrizzandosi ed assumendo un’aria il più possibile determinata: “Sei in presenza di un Quadrato dell’Impero. Io sono Ashalyon, venator excelsus dell’Ordine dei Predatori. E’ un funzionario imperiale quello che stai mangiando?”.

Elgard giura e spergiura di aver scritto queste parole alle ore 14:17 sotto l'effetto di un incantesimo di charme.

Linkale direttamente per testimoniare contro di lui, se ti va.

Vuoi leggere i commenti (1) o lasciarne uno a tua volta?


Commenti
#1   02 Aprile 2007 - 12:32
 
amici ueilà!vedo che siete passati alla seconda edizione...era un sacco che non passavo di qui!da noi la campagna procede...anche il nostro cazzuario si arricchisce!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente manga

Commenti

-CONTATORE-
*loading* Punti Esperienza guadagnati dall'apertura del blog.
-TAG-
Visualizza soltanto i messaggi relativi ai tag di seguito elencati.
aggiornamenti
avventure
cazzeggio
classi definitive
iron heroes
racconti
recensioni
regole
-ULTIMI COMMENTI-
Chi ha commentato cosa: non penserete davvero di sfuggirci, hm?
-FEED-
Il blog viene aggiornato talmente poco che vi scordate di venirlo a controllare? Risparmiatevi il fastidio tenendo sott'occhio i feed degli ultimi post!
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
-TAG BOARD-
Vuoi dire qualcosa a questo gruppo di disperati ma sei troppo pigro per commentare i singoli messaggi? Fallo qui, e noi ti ascolteremo!
(forse...)
-BORSA DIVORANTE-
Disegni, racconti e altre amenità relative alle nostre sessioni di gioco.
DANGEONSENDREGONS-ROLPLEINGHEIM-V3.5.144.
IL NUOVO MANUALE
DEL BUDELLO DEL MASTER

THE BUDEL OF MASTER'S HANDBOOK

AGGIORNATO!
Nuovi PNG e nuovi incantesimi per tutti i gusti! Forza, andate a leggere o vi spezziamo le dita!
Pagina 1 - Pagina 2 - Pagina 3
Pagina 4 - Pagina 5 - Pagina 6
THE BUDEL OF MASTER'S
TRADING CARD GAME


Scatenate sui vostri giocatori il The Budel of Drow Master! Annichiliteli col The Budel of Death Master! Schiacciateli senza pietà con il The Budel of Treant Master! E sperate che non vi giochino contro il The Budel of Chiara Master!
Di cosa stiamo parlando? Ma delle dodici carte che compongono il The Budel of Master's Trading Card Game, naturalmente! Utilizzatele contro quanti avranno l'ardire di farvi masterizzare un'avventura, affinché ricordino per sempre che il gioco di ruolo NON è divertimento ma morte, dolore e frustrazione!
Che il massacro abbia inizio!!!
1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6
7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12
-CONPENDIO DEI MOSTRI-
Il primo CoNpendio dei Mostri è online e potrete sfogliarlo facendo clic sul link sottostante e poi di nuovo clic sulla copertina del libro.
Foto e video realizzati durante le sessioni di gioco si trovano all'interno di questo prezioso volume rilegato in pelle umana di giocatore, da guardare e riguardare fino alla nausea (ossia, una volta sola)!
I MOSTRI DER CUPOLONE
-ARCHIVIO-
Dai un'occhiata ai vecchi messaggi.
oggi
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
-LINK-
I siti linkati sono stati scelti dopo ardue e inflessibili valutazioni. Se il vostro appare nella lista seguente, siatene onorati: significa che abbiamo già ricevuto l'assegno pattuito...
Allie's Character Shrine
cosaCosaCOSA!?!?!... Iniziativa!
cronache dalla galassia
Dungeons and Dragons, Dices and Fortune
from yesterday
Il 5° Clone
L'Eco di Leah
La Foresta di Eremdhal
Roleplay Online